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Una tra le più apprezzate serie televisive giapponesi degli anni ottanta è “Occhi di gatto” (in originale, Cat’s Eye), ideata e prodotta da Tokyo Movie Shinsha e trasmessa su Nippon Television dal 1983 al 1985. La serie arriva in Italia dal settembre 1985 su Italia 1 e si compone di 73 puntate, divise in due stagioni con un finale aperto. La serie animata è un adattamento del manga Cat’s Eye, di Tsukasa Hojo, pubblicato in Italia solo nel 1999 da Star Comics, modificando il titolo originale in Occhi di gatto.

La trama racconta di “una giovane Hitomi Kisugi che gestisce il caffè Cat’s Eye con la sorella maggiore Rui e quella minore Ai. Il bar è una copertura: Hitomi e le sue sorelle formano una celebre banda dedita al furto di opere d’arte, anch’essa chiamata Cat’s Eye, che così firma i biglietti da visita lasciati sulla scena dei furti. Le sorelle Kisugi non si dedicano al furto per lucro: rubano esclusivamente opere d’arte appartenute a Michael Heinz, famoso artista degli anni ’40, che è il loro amato padre scomparso. Esse sperano di ricostruirne la collezione, che era stata loro sottratta dai nazisti, e individuare sufficienti indizi per poterlo ritrovare.”

Le tre belle sorelle devono fare i conti con l’investigatore Toshio Utsumi, fidanzato di Hitomi, che non sospetta delle attività segrete delle tre ragazze. La verità verrà scoperta e il rapporto di Hitomi con Toshio procura a Occhi di gatto sia complicazioni che vantaggi. La serie termina con un finale aperto mentre nel manga Hitomi rivela a Toshio di essere una delle ladre prima di scappare in America e perdere la memoria a casua di una malattia. Toshio la rintraccia e si innamorano nuovamente. La ragazza non recupera mai la memoria.

Il manga fu pubblicato per la prima volta in Giappone dalla Shūeisha su Shonen Jump dal 1981 al 1985 in 18 volumi. In Italia è uscito per Star Comics sul mensile Starlight dall’aprile 1999 al settembre 2000, alterando i nomi originali e i luoghi.

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