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Uscirà il prossimo 10 aprile in 380 copie l’ultimo film dei fratelli Vanzina, “Un matrimonio da favola”. La coppia di fratelli più famosa del cinema italiano torna a voler far sorridere il popolo del Belpaese.

La trama racconta la storia di un gruppo di compagni di scuola, i quali dopo l’esame di maturità si sono “persi di vista” e verranno riuniti per l’occasione del matrimonio di uno di loro, Daniele – Ricky Memphis – che tra tutti sembrava il meno talentuoso. Daniele, invece, a distanza di vent’anni sta per sposare la figlia di un importante e ricchissimo banchiere svizzero.

La storia si svolge prevalentemente a Zurigo, con una scelta particolarmente curata delle location. I Vanzina danno il via ad una “commedia degli equivoci” dal ritmo sempre sostenuto per un film da guardare “tutto d’un fiato” senza mai risultare noioso, denso di colpi di scena che non fanno mai abbassare l’attenzione del pubblico

A condire “Un matrimonio da favola” è un cast importante: troviamo Stefania Rocca, nel ruolo di un’ex calciatrice professionista frustrata, e Giorgio Pasotti, che interpreta un ufficiale dell’Esercito omosessuale, in un’interpretazione molto equilibrata e precisa per un ruolo in cui era semplice scadere nello stereotipato.

Per la serie “il triangolo no”, troviamo Emilio Solfrizzi, piccolo commerciante di un quartiere periferico di Roma, sposato con una “feroce” avvocato divorzista – interpretata da Paola Minaccioni – mentre intrattiene una relazione extraconiugale con la bellissima Sara, personaggio con un climax psicologico ascendente reso alla perfezione da Ilaria Spada, che ha dato prova di grande versatilità.

Adriano Giannini, da degno figlio del grande Giancarlo, non poteva interpretare niente di meno che lo “sciupafemmine” della situazione, con risultati brillanti. La performance più comica in puro stile Vanzina in “Un matrimonio da favola” è quella di Max Tortora, “zio” dello sposo, con il suo ritorno al cinema ed un personaggio tutto da ridere.

Nel complesso “Un Matrimonio da favola” è un film divertente, anche se meno leggero di quello che appare perché i personaggi sono connotati tutti di spessore psicologico e di un’evoluzione emotiva che si concluderà nel finale. Lo stile dei Vanzina è inconfondibile. Molte le “citazioni” da altri film del genere inserite nella pellicola. Lo stesso Enrico Vanzina ai nostri microfoni ha citato Victor Hugo, per farci intendere che lui assimila ciò che vede, poi lo rielabora e lo fa suo: questa è la vera cultura.

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