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Ph. Credits: Sky Sport

Viene sempre una piccola stretta al cuore a tornare con gli occhi e con le mente a quel 3 luglio di quasi un quarto di secolo fa, in un San Paolo di Napoli vestito a festa e con l’anima divisa in due, che si trasforma in un teatro in cui si consuma una delle più cocenti delusioni sportive della storia italiana. Una stretta ancora più forte se a raccontarci quella semifinale, Italia-Argentina, e quel mondiale, è la voce di Federico Buffa. Una voce che ci ricorda il clima di benessere e magia che si respirava in quel principio d’estate nella penisola, in cui ogni giorno si inseguiva un sogno diverso.

Perchè nonostante quei sogni parati da quel maledetto portiere argentino di origine basca, Goycochea, nulla può cancellare quelle Notti Magiche. Come la canzone di Italia ’90, firmata da Edoardo Bennato e Gianna Nannini, come il titolo del settimo episodio del programma di Sky Sport Buffa racconta Storie Mondiali.

É il solito preciso compendio, poetico e prosastico allo stesso tempo, di tutto ciò che in quell’esatto momento storico ruota non solo attorno al Mondiale, il nostro mondiale, ma anche alla società, alla storia, alla musica. Grazie alle voci di Bennato e della Nannini respiriamo la sensazione che sia tutto possibile; ci commuoviamo davanti ad una panoramica di Roma sulle note di Viva l’Italia di De Gregori; riviviamo una (tragica) pagina di storia irlandese con Sunday Bloody Sunday degli U2. Brani che, insieme a Enjoy the silence dei Depeche Mode, Nothing compares tu U di Sinèad O’Connor e Another day in paradise di Phil Collins, compongono una colonna sonora da antologia che accompagna la narrazione.

Una narrazione che viaggia, al solito, inizialmente sul versante periferico: spazio al mondo che cambia, all’ultima grande Jugoslavia, alla Romania che si libera di Ceausescu, all’Irlanda guidata dall’inglese Jackie Charlton. E ancora, alla talentuosa Inghilterra che si affida al genio di Gazza Gascoigne, alla rivincita del calcio africano col Camerun che batte l’Argentina e al retroscena del brasiliano Branco, stordito da una sostanza presente in una borraccia nella sfida contro gli argentini.

Poi, come giusto che sia, si ritorna al ritornello, a quel meraviglioso cammino degli azzurri, guidati da Azeglio Vicini e dall’effimera implacabilità di Totò Schillaci, che troverà la sua amarissima conclusione nella notte del 3 luglio 1990, contro Maradona e compagni, a loro volta sconfitti nella finale iridata dai tedeschi.

Già, i tedeschi. Come disse il centravanti inglese Gary Lineker, “il calcio è un gioco semplice. Ventidue uomini a caccia di una palla per 90 minuti e alla fine vincono sempre i tedeschi.”

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