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Che The Newsroom non sarebbe stato uno show immune alle critiche lo si era capito subito, da quel monologo iniziale del protagonista, l’anchorman Will McAvoy, interpretato da Jeff Daniels, che affronta uno dei più grandi tabù a stelle e strisce: l’America è davvero il miglior paese del mondo? Non più, la risposta che innesca tutta una serie di conseguenze che daranno avvio alla trama dello show HBO (in Italia va in onda su Rai tre) che è ambientato nella redazione giornalistica di News Night, notiziario di punta della fittizia Atlantic Cable News (ACN). Qui si parla di giornalismo vero, quello di una volta, quello di qualità, che non spettacolarizza le notizie, che non si cura di ascolti e pubblicità, ma fa informazione nuda e cruda. Dalla cattura di Bin Laden alla Primavera Araba fino ad Occupy Wall Street e le elezioni politiche americane. The Newsroom ci racconta tutti grandi avvenimenti realmente accaduti ma da un punto di vista inedito, dal dietro le quinte “scomodo” di una redazione che come Don Chisciotte cerca di lottare – senza speranza – contro i mulini a vento, in nome della verità. Perchè in fondo l’intenzione – presuntuosa e moralista secondo qualcuno – di Sorkin era proprio questa: usare il giornalismo televisivo come metafora della decadenza della società americana. Ci è riuscita e bene, nonostante il fuoco di critiche e gli ascolti altalenanti che ne hanno portato alla chiusura dopo appena tre stagioni. Perciò prendete nota dei cinque motivi per cui, secondo Blog di Cultura, The Newsroom merita di essere (ri)vista.

Lo sceneggiatore è Aaron Sorkin

Aaron Sorkin sul set di The Newsroom
Aaron Sorkin sul set di The Newsroom

Non ci sono dubbi che Aaron Sorkin sia tra i migliori sceneggiatori della nostra generazione. Per lui parlano gli Emmy vinti per un’altra grande serie che porta la sua firma: The West Wing. E che dire poi di Oscar, Golden Globe e BAFTA vinti per The Social Network? La sua scrittura è unica e inconfondibile. I suoi dialoghi sono schietti, taglienti, ironici. Forse non si può essere d’accordo con tutto quello che ha da dire, ma ti fa riflettere. E non è poco.

Jeff Daniels non è mai stato così bravo

5 motivi per (ri)vedere the Newsroom
Jeff Daniels ha un curriculum di tutto rispetto alle spalle e che era bravo non è certo una novità, ma in The Newsroom lo è dannatamente molto di più. Arrogante, irascibile, egoista ma assolutamente brillante nel gestire la destrezza verbale che la scrittura di Sorkin richiede. Guardare il monologo-bomba con cui si apre la prima stagione per convincersene.

Il cast è un mirabile insieme di facce nuove e grandi star

5 motivi per (ri)vedere the newsroom
Il cast di The Newsroom è assolutamente d’eccezione. Di Jeff Daniels abbiamo già detto. Accanto a lui c’è un gruppo notevole e affiatato fatto di veterani e giovani interpreti di talento, da Emily Mortimer e Olivia Munn, a Thomas Sadoski e Dev Patel, indimenticato interprete di The Millionaire. Nutrito anche il gruppo di guest-star tra cui spiccano Jane Fonda (nel ruolo ricorrente della proprietaria dell’ACN) e Marcia Gay Harden (nella seconda stagione).

Per scoprire il dietro le quinte di una redazione televisiva

5 motivi per (ri)vedere the newsroom
5 motivi per (ri)vedere the newsroom

Riunioni di redazione. Interviste. Verità vs ascolti. Protezioni delle fonti. Verifica delle notizie. Tutto romanzato, ovvio. Ma è pur sempre affascinante ed emozionate spiare nel dietro le quinte di un telegiornale e vedere con quanta passione, idealismo e adrenalina il team lavora per coprire una notizia dell’ultima ora. Poteva fare ancora di più e forse ha fatto troppo poco, ma sicuramente “The Newsroom” resta una lezione di buon giornalismo, scritta da chi giornalista non è.

Racconta eventi realmente accaduti

5 motivi per (ri)vedere the newsroom
Dal disastro petrolifero nel Golfo del Messico, all’attentato a Gabrielle Giffords, passando per la rivoluzione della Primavera Araba all’uccisione di Osama Bin Laden. Tutti i più grandi eventi raccontati dalla redazione di The Newsroom sono tutti realmente accaduti nel recente passato americano, analizzati con l’aiuto del senno di poi.

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