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credits photo: Vogue

Yves Saint Laurent, un film vero e proprio, non un semplice documentario biografico. Queste sono le prime impressioni “a caldo” dopo aver visto quest’opera, che ricordiamo, uscirà nelle sale cinematografiche il prossimo 27 marzo.

Noi di Blogdicultura lo abbiamo apprezzato in lingua originale con i sottotitoli e c’è da dire che la musicalità della lingua francese si sposa a meraviglia con le atmosfere magiche di Parigi anni ’50,’60 e ’70. A maggior ragione perché la scena si svolge abbondantemente nel patinato ambiente dell’Alta Moda.

Il giovane Yves Saint Laurent inizia la sua carriera come assistente di un mostro sacro della moda: Christian Dior. Sembra nato per fare quello, per disegnare abiti e crearli, con la facilità e la grazia naturale di chi compie un gesto spontaneo come bere o respirare. Indice di una sensibilità particolarmente forte da parte del giovane.

Un ragazzo troppo sensibile che viene ricoverato in un ospedale psichiatrico per spiccate tendenze maniaco depressive. A condividere con lui il fardello di queste problematiche esistenziali, il compagno di tutta una vita Pierre Bergè. Il quale ha collaborato in persona con il regista Jalil Lespert per ricostruire la vita della “famiglia YSL”.

Yves Saint Laurent si rivela un personaggio dolceamaro, la sua fragilità commuove il pubblico, la sua creatività ed il suo anticipare sempre le tendenze lo rendono accattivante. Ma il focus rimane sempre incentrato su una storia d’amore importante, un amore che lega a vita e che supera le mille difficoltà di un’intera esistenza e della malattia che portò alla morte lo stilista-artista.

Come dichiara lo stesso regista, c’è stata una grande cura dei dettagli per la realizzazione di questo film, dalle musiche, ai modelli scelti per indossare gli abiti, alle sfarzose scenografie. Il tutto è stato possibile ancora una volta grazie a Pierre Bergè, che ha aiutato anche i protagonisti Pierre Niney (nel ruolo di Yves Saint Laurent) e Guillame Gallienne (che interpreta lo stesso Bergè) ad immergersi completamente in questa storia di vita.

Un film francese che non ha molto in comune con opere dello stesso genere e compatriote, anzi il taglio fortemente incentrato sulle difficoltà oggettive, la velocità della narrazione e anche la stessa regia, si possono assimilare molto di più ad un contesto di produzione cinematografica americana propria di Hollywood.

In conclusione, Yves Saint Laurent è il film che racconta la storia di un uomo e non dell’icona che il mondo ha sempre visto e che lascia nello spettatore un immediato senso di riflessione sulla complessità e profondità dei rapporti umani.

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