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I media possono fare molto di più delle bombe, soprattutto quando fanno ridere del terrorismo e se ne prendono gioco mettendolo in ridicolo. E’ questo lo scopo della serie tv irachena “Stato dei Miti”, parodia televisiva dello Stato islamico (Isis) la cui prima delle trenta puntate registrate è andata in onda sulla televisione di stato irachena al-Iraqia.

La serie, ambientata in una fittizia città dell’Iraq sotto il controllo dell’Is, mostra la straordinaria abilità del popolo iracheno di sfidare il terrorismo con l’umorismo. Pur con i rischi che questo comporta, trattando di persone note per aver decapitato e massacrato centinaia di persone. Per questo motivo, alcuni membri del cast, tra cui lo stesso sceneggiatore, hanno chiesto che il loro nome non apparisse nei titoli di coda. “Per il momento non abbiamo ricevuto minacce, ma me le aspetto dopo la messa in onda”, sostiene l’attore che interpreta il califfo al-Baghdadi e che ha chiesto che il suo nome non venisse scritto nei titoli di coda.

“Stiamo dando agli spettatori la vera immagine di Daish”, spiega l’attore iracheno Khalil Ibrahim che interpreta il sindaco della città, usando l’arconimo arabo dell’Is. “Stiamo parlando alle persone che sostengono questo gruppo”, aggiunge affinché aprano gli occhi. La serie infatti viene trasmessa a livello nazionale e quindi è visibile anche nelle zone controllate dall’Is nel nord e nell’ovest dell’Iraq, come a Tikrit e Mosul.

L’obiettivo è quindi quello di mostrare con la satira il vero volto dei jihadisti: c’è il leader dello Stato islamico Abu Bakr al-Baghdadi, seduto su una poltrona dorata, che illustra la sua strategia contro i social media brandendo una spada. C’è un ex alcolizzato che si converte e picchia chi consuma le bevande vietate dall’Islam, ma che non rinuncia a un paio di drink al giorno. E ancora: c’è un droghiere costretto a dividere le verdure dai nomi femminili da quelle in maschile, per evitare la mescolanza di genere in nome di una rigida applicazione della Sharia che finora riguardava le persone.

Come ben sostiene il produttore della serie Thaer Jiyad: “L’unica soluzione con questi gruppo fondamentalisti è quella di guardarli in faccia, a cominciare dai loro leader, per sopprimere il timore che si è radicato nell’opinione pubblica.”

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