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Credits: Isola di Siberut, Sumatra, Indonesia, 2008, Sebastião Salgado/Amazonas Images/Contrasto

Una lettera d’amore per il pianeta“: è così che lo stesso Sebastião Salgado definisce Genesi, l’opera fotografica che immortala la potenza di Madre Natura e ritrae quella parte del mondo che resta ancora estremamente viva come appariva in origine.
Curata da Lélia Wanick Salgado, la moglie, e prodotta da Civita su progetto di Contrasto e Amazonas Images, la mostra viene inaugurata oggi, 27 febbraio a Genova, presso Palazzo Ducale, nelle sale del Sottoporticato e sarà visitabile fino al 26 giugno 2016. In occasione della mostra, dal 10 al 13 marzo, sarà proiettato al Cinema Sivori “Il sale della Terra. In viaggio con Sebastião Salgado“, film documentario del 2014 scritto e diretto dal figlio Juliano Ribeiro Salgado insieme al fotografo Wim Wenders.

La Mostra

Genesi è un viaggio fotografico attraverso i cinque continenti; un’avventura durata otto anni iniziata nel 2003 con lo scopo di documentare, con immagini in un bianco e nero di grande intensità, la singolare bellezza del nostro prezioso pianeta com’era prima che l’uomo lo modificasse fino quasi a sfigurarlo. Il progetto, di altissimo respiro e proposito, è suddiviso in cinque sezioni, cominciando dal sud del pianeta, l’Argentina, l’Antartico e le sue isole, si passa poi ad una sezione sull’Africa, un continente che di certo si distingue dagli altri per i suoi tramonti incendiati e quei volti che si tatuano nell’anima. La terza parte è dedicata ai “santuari del pianeta”, isole così definite da Salgado per la loro sconvolgente biodiversità, come il Madagascar, la Papua Nuova Guinea e i territori degli Irian Jaya. La quarta sezione racconta l’emisfero nord del mondo, incluso il Colorado con le sue rocce dalle tonalità sensazionali. La quinta e ultima sezione è riservata all’Amazzonia, il polmone verde della terra.

Credits: Brasile 2009, Sebastião Salgado/Amazonas Images/Contrasto
Credits: Brasile 2009, Sebastião Salgado/Amazonas Images/Contrasto

Il Fotografo

Sebastião Ribeiro Salgado nasce l’8 febbraio 1944 ad Aimorés, nello stato di Minas Gerais, in Brasile. Studia economia e dopo aver lavorato per l’Organizzazione Internazionale del Caffè, nel 1973 intraprende la carriera di fotografo, lavorando prima come freelance e poi per le agenzie fotografiche Sygma, Gamma e Magnum, per creare poi insieme alla moglie Lèlia l’agenzia Amazonas Images. Sebastião viaggia molto, occupandosi prima degli indios e dei contadini dell’America Latina, per poi trattare della carestia in Africa verso la metà degli anni Ottanta. Queste immagini vengono raccolte nei suoi primi libri. Il primo di questi, intitolato “La mano dell’uomo”(1994), conta 350 fotografie che costruiscono una archeologia visiva di quell’attività detta, dalla rivoluzione industriale fino ai nostri giorni, “lavoro pesante“. Nei successivi libri, “In cammino” e “Ritratti di bambini in cammino”(2000), Sebastião ritrae l’umanità in movimento, non solo profughi e rifugiati, ma anche i migranti che viaggiano verso le sconfinate megalopoli del Terzo mondo e i bambini, prime vittime di tutte le situazioni di dissesto.

Credits: Sebastião Salgado, Pixel Square
Credits: Sebastião Salgado, Pixel Square

Solo dopo una crisi che lo aveva quasi portato ad abbandonare la fotografia, Sebastião inizia a lavorare al progetto Genesi. Le sue parole per l’occasione sono state:
“[…]Lo scopo doveva essere vedere e cercare un modo nuovo di presentare il Pianeta Terra: questa volta non avrei puntato l’obiettivo sull’uomo e sulla sua lotta per la sopravvivenza, ma avrei mostrato piuttosto le meraviglie che rimangono nel nostro pianeta. Non si sottolineerà mai abbastanza l’importanza di ricostruire ciò che abbiamo distrutto. Siamo forse quasi obbligati a distruggere per poter creare le nostre straordinarie città, questo mondo formidabile nel quale viviamo con le sue tecnologie e i suoi comfort. Ma dobbiamo cercare di ricostruire gran parte di quel che abbiamo distrutto. In fondo, noi facciamo parte del pianeta, e non siamo che una parte della natura e dovremmo cercare di non andare così veloci come invece facciamo. Forse, qualche passo indietro ci permetterebbe di comprendere che anche noi facciamo parte di un tutto[…]”.

Quella che ci da Salgado è una lezione di vita da fare nostra. Con l’intento di ricostruire lo stesso paradiso che ricordava da bambino, la sua fotografia diventa educazione per sguardi e coscenze che forse hanno dimenticato quanto sia fondamentale tutelare ciò che resta del nostro pianeta. Il viaggio di Sebastião ci conduce alla riscoperta della terra, come risorsa magnifica da contemplare, conoscere, amare.
Il mondo come era, il mondo come è.

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