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Rami Malek Freddy Mercury

Il film su Freddy Mercury: Bohemian Rhapsody ha vissuto una lavorazione piuttosto difficile, per mesi ci sono state indiscrezioni su regista e attore principale.

Che aveva portato nel 2013 all’abbandono del personaggio da parte di Sacha Baron Cohen e a una rivalutazione dell’intera opera, per l’occasione l’attore aveva parlato così ai microfoni di Howard Stern:

Ci sono storie straordinarie su Freddie Mercury. Era una persona davvero selvaggia e il suo stile di vita era all’insegna della più totale dissolutezza. C’è un aneddoto su un party dove c’erano queste “piccole persone”che giravano con dei vassoi di cocaina in testa. Ma tutto si stava trasformando in un film molto meno interessante perché loro volevano preservare la propria eredità in quanto band e volevano che si parlasse dei Queen. Cosa che posso capire completamente. Durante il primo meeting – cosa che non dovrei neanche stare qua a dire visto che c’era un membro della band, ma non dirò quale, questa persona mi dichiara “È un film così grandioso perché a metà film accade una cosa fantastica!” io domando “Cosa accade a metà film?” e lui “Freddie muore”. Io a quel punto proseguo “Oh bene, una roba un po’ alla Pulp Fiction dove la fine è a metà film e la metà film è alla fine?”. E di nuovo lui “No, no, no”. Domando “Ma allora che accade nella seconda metà del film?” e questa persona mi spiega che “vediamo come i membri della band si fanno forza e superano questo momento”. A quel punto gli ho spiegato “Senti, nessuno andrà a vedere un film in cui il protagonista muore di AIDS a metà della storia perché a nessuno interessa scoprire cosa succede agli altri membri della band”.

Dal canto suo Rami Malek, che dalle prime immagini sembra aver dato vita a una incredibile interpretazione, difende il suo personaggio e il film stesso che, a nostro avviso, potrebbe consacrarlo finalmente all’olimpo attoriale.

Ecco le sue parole riportate da Badtaste:

 

Per prima cosa, lasciatemi dire che il film non prende le distanze dalla sua sessualità o dalla malattia che l’ha divorato, l’AIDS, non so proprio come si potrebbe evitare di parlare di certe questioni o presumere che qualcuno avesse voluto tacerle. È alquanto assurdo constatare come certi giudizi vengano fatti sulla base di un trailer di un minuto. Il fatto è che il film si avvicina alla cosa in una maniera delicata. Ma non puoi evitarla. Era un momento fondamentale per il film, molto triste per carità, ma carico di emotività. Mostra la resilienza degli esseri umani, quanto ci basiamo sulla forza che ci viene data dagli amici e dalla famiglia quando attraversiamo delle difficoltà. Anche oggi, si tratta di una minaccia concreta per molte persone. È una realtà con cui molti individui devono fare i conti per cui sarebbe stato irrispettoso non parlarne.

La direzione della pellicola sembrerebbe quella giusta, non resta quindi che attendere il 2 novembre per l’uscita nelle sale USA.

 

 

 

 

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