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Damien Chazelle, sotto sotto, sognava da ragazzino di diventare un musicista jazz. Agli ordini di un inflessibile insegnante, il giovane Damien lavorava e sudava sulla batteria. Poi la vita va un po’ per i fatti suoi e il ragazzo di Providence, un giorno, si è messo dietro la macchina da presa.

La love-story tra Chazelle e il Jazz non poteva però finire così: ecco dunque che il genere dell’improvvisazione per antonomasia diviene agente catalizzatore per i suoi due primi lungometraggi, il doc-musical Guy and Madeline on a Park Bench e, soprattutto, Whiplash. É con quest’ultimo – Gran Premio della Giuria al Sundance 2014 – che Chazelle (30 anni compiuti il 19 gennaio) fa centro: perchè Whiplash rappresenta forse la vera sorpresa ad apparire nella shortlist che agli imminenti Oscar 2015 si giocherà la statuetta per il miglior film. Doveroso dunque sapere qualcosa di più a proposito di un’opera intensa, elegante e a tratti struggente.

J.K. Simmons, lo Schillinger di OZ (ma non solo)

Inutile negarlo: il motivo principale dell’interesse per l’opera, se non della sua riuscita, è rappresentato da J.K. Simmons, candidato e favorito nella corsa al miglior interprete non protagonista (ma ci sarebbe stato tranquillamente anche da leading actor, misteri dell’Academy).
Perchè dietro la maschera da gemello cattivo di Davide Mengacci, il 60enne di Detroit (che ha esordito a 39 anni suonati in Law & Order) ci regala un indimenticabile Terence Fletcher, insegnante del novellino Andrew Neyman/Miles Teller. Un personaggio tremendamente concreto e al tempo stesso mistico, spietato e calcolatore (come il suo Schillinger di OZ, altra figura imponente) ma anche irascibile e sentimentale. Una performance da applausi a scena aperta.

Miles Teller: basta con le teen-comedy, è ora di crescere

L’abbiamo visto in Project X, Un compleanno da leoni e Quel momento imbarazzante, ma anche in Divergent (e nell’imminente sequel Insurgent): ora, all’età di quasi 28 anni, Miles Teller vuole diventare grande. Ed è così che per interpretare l’ambizioso Andrew Neyman ci mette letteralmente lacrime, sudore e sangue. E la resa complessiva della sua prova risulta più che apprezzabile.

Il Jazz, Charlie Parker e Buddy Rich

Terence Fletcher dirà spesso, durante Whiplash, di essere alla disperata ricerca del nuovo Charlie Bird Parker, leggendario sassofonista a cui è dedicato un eccezionale film di Clint Eastwood dell’88 (Bird, appunto), che non ha esattamente bisogno di presentazioni, nemmeno per la maggioranza profana del jazz. Si parlerà molto, nell’opera, anche di Buddy Rich: ecco, per farvi un’idea di chi fosse Buddy Rich, non bisogna uscire dal Conservatorio, basta dare un’occhiata qui sotto.

Non avrà certamente molte chance nella categoria principale (anche se se la giocherà nel sonoro) ma Whiplash rimane un’opera certamente meritevole di visione, non solo per gli amanti del Jazz.

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