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La Rai,già poco dopo la sua morte, aveva dedicato fiction biografiche alla figura di Giovanni Paolo II e domenica, in occasione della sua canonizzazione uscirà questo nuovo film, Non avere paura – Un’amicizia con Papa Wojtyla, un racconto unico dal significato universale. Vedremo il papa polacco in un’ottica nuova, come mai prima d’ora era stato raccontato. Viene narrata l’amicizia vera e lunga ben 21 anni tra il santo padre e l’alpinista Lino Zani. Nella sala degli Arazzi della sede Rai di Viale Mazzini erano presenti oltre all’alpinista gli attori Giorgio Pasotti, Claudia Pandolfi e Aleskei Guskov, il regista Andrea Porporati e il produttore Guido De Angelis.



Il primo a prendere la parola è stato proprio il produttore del film Guido De Angelis, che ha mostrato tutta la propria soddisfazione per aver portato a termine un progetto particolarmente complesso: “Innanzitutto siamo contenti che quando ci è stato affidato il film Lino ci ha detto che era felice di fare questo film a 3500 m di altezza. Personalmente ho dovuto abbandonare dopo 2 giorni le riprese per problemi di pressione, è davvero difficoltoso lavorare in alta quota. Ormai siamo di famiglia con Lino, lui è uno che si commuove continuamente, anche in questo momento. La storia è quella di un uomo semplice e la troupe è stata straordinaria. Siamo molto contenti di questo risultato perché il film sarà distribuito in tutto il mondo, anche in America. E’ girato appositamente in inglese per aggredire i mercati. Grazie a tutti gli interpreti, sono stati con la loro abnegazione esemplari”.

Il regista Andrea Porporati ha parlato di tre miracoli per la realizzazione di quest’opera: “Forse sono anche più di tre i miracoli per questo film. La storia è basata su un libro che racconta 20 anni di amicizia con papa Wojtyla in giro per le montagne. Lo sforzo è stato quello di essere il più possibili vicini al libro di Lino. Il film in qualche modo doveva parlare di fede, e mi sentivo impari sull’argomento. Fortunamente il racconto forniva una chiave per descrivere l’indescrivibile. La metafora dell’ascesa è anche quella del film. Lino alla fine del film capisce che la fede è un qualcosa da cercare che non si può descrivere a parole. Noi non abbiamo dovuto aggiungere nulla di nostro, il film si racconta da solo. Girare a 3500 m è stato un miracolo riuscito grazie a Lino Zani che ha accompagnato tutti noi, come faceva con il papa, e non ci ha fatto rischiare di morire. Ringraziamo la Rai che ci ha consentito di realizzare un’impresa pazzesca perchè d’estate la neve si scioglieva e rendeva pericolosi i lavori. L’ultimo miracolo è stato convincere grandi attori, che mai io avrei pensato di coinvolgere. Hanno sposato subito il progetto entusiasmandosi. Aleskei è stato un interprete all’altezza del personaggio, l’ho visto nel Il Concerto e ho pensato da subito a lui. Spero che il miracolo che abbiamo sentito arrivi anche a tutti voi”.
Giorgio Pasotti si è soffermato sul rapporto che lega Lino Zani al papa e di come ha lavorato al suo personaggio: “E’ stato costruttivo, ho ammorbato Lino sulla sfera privata. Lui c’è stato accanto in modo perfetto, mai invadente e prodigo di consigli. Personalmente mi ha insegnato ad arrampicarmi cosa che non ho mai fatto in vita mia. Soffro anche di vertigini ed è stato abbastanza tosto. La storia è meravigliosa e scritta con grande delicatezza. Mi sembra un progetto riuscito con un cast meraviglioso e un regista che ha saputo amalgamare tutto”.

Aleskei Guskov ha parlato dell’interpretazione del papa offerta in questa pellicola e di come non avrebbe accettato il ruolo se fosse già stato proclamato santo: “Quando ho ricevuto lo scenario dal mio agente ho chiesto se era impazzito. Dopo è realmente accaduto il miracolo e per la prima volta ho fatto il casting tramite Skype. E’ impossibile interpretare un santo, se fosse stato già canonizzato non avrei mai accettato. Cercare di mettere insieme le attese degli ascoltatori, interpretare il papa rimasto nei cuori di milioni di persone mi sembrava di poterlo fare nelle possibilità del mio talento. La questione della fede è molto difficile, anche l’arte è una fede. Mi chiedono se sono credente o non credente, ma quello che questa persona ha lasciato anche a me è il “non abbiate paura”, la sua grande apertura verso il mondo. Io sono credente di questa fede. Dopo questo lavoro sono cominciate ad arrivarmi richieste , poco tempo fa a Mosca ho lavorato su un personaggio che di nuovo parla della fede. La fede non è una corazza, non è uno scudo, ma una ferita. Quando è toccata rinchiude in se i dolori altrui. Questo personaggio non mi lascia andare, domani andrò davanti alla sua tomba a San Pietro. Questo periodo della vita mi ha costretto a fermarmi perchè ho chiesto ai produttori una grande quantità di materiali privati che guardavo ogni giorno. Questo uomo di quasi 80 anni non riusciva a muoversi e c’è stato un grande scandalo nella chiesa quando lui si muoveva sulla poltrona. Quando si è girato mostrando il pugno ho capito la sua potenza. Mi preoccupava molto la scena in cui confessa di avere il Parkinson e doveva essere presa la decisione di rimanere fino alla fine o lasciare. Mi sono avvicinato tanto verso quella scena e non l’ho ripetuta tante volte, sono molto riconosciente all’Italia e mi vergogno di non parlare italiano. Tante volte mi hanno ricordato il film Il Concerto e gli italiani mi hanno dato il David di Donatello. Vi prometto che imparerò l’italiano”.

Claudia Pandolfi interpreta la compagna di vita di Lino Zani: “Angela è l’amore della vita di Lino che non sia fatto di roccia e neve. L’amore vero di Lino è sempre stato ad alta quota, lei gli propone un amore più terreno. Si avvicineranno sempre, ma si allontaneranno perchè è bello portare avanti ambizioni nella vita. Il loro ciclo d’amore si compie anche se non sarà un’amore insostituibile perchè per lui ci sarà sempre qualcosa da raggiungere”.

Lino Zani ha parlato della propria amicizia privata con Giovanni Paolo II non riuscendo a trattenere le lacrime: “E’ una cosa straordinaria quella che sta succedendo, da una storia d’amicizia di due montanari ho scritto un libro che è diventato addirittura un film. Questi 21 anni passati con un santo sono stati straordinari e solo oggi me ne sto rendendo conto, il papa sicuramente mi dà la forza di rispondere. Ho avuto la fortuna di incontrarlo in questa vacanza nel mio rifugio. Noi addirittura prendemmo monsignor Stanislao per un mitomane, non potevamo crederci ma ha insistito e ci chiese di organizzare il soggiorno. Questa vacanza è in parte rovinata dalla presenza del presidente Pertini ed è stata una cosa incredibile il presidente della Repubblica a casa nostra. Pertini non riesce a mantenere il segreto e la vacanza nell’84 del santo padre diventa storica. 21 anni d’amicizia con il papa che mi fa diventare il suo apostolo della montagna. Quando mi chiedeva cosa mi spingeva ad andare più in alto era la voglia di arrivare in cima e vedere cosa c’era dall’altra parte e mi ha detto che solo una volta si può andare dall’altra porta. La frase più bella che mi ha dedicato il santo padre è che dalla cima si può solo scendere. Nella vita si deve saper tornare indietro ed è la cosa più difficile. Ringrazio tutti coloro che hanno sposato questo progetto non facile, non sapete le litigate per portarli in quel posto. Io ho insistito per vincere la battaglia di tornare in quei posti. Tutti loro li hanno rivissuto quei momenti veri col Santo Padre. E’ venuto così bello perchè siamo tornati in quei posti. La troupe dei ragazzi è stata fantastica, tutti hanno fatto delle parti incredibili. Devo dire grazie a tutti per essere qui”.

L’alpinista ha poi voluto rilasciare qualche battuta su Papa Francesco, con il quale ha parlato dell’amicizia con Karol Wojtyla: “Papa Francesco mi ha chiesto di questa amicizia e di vedere questo film, spero che sia in un momento di relax nella sua giornata incredibile di domenica. Spero che lo veda a Santa Marta mentre mangia un piatto di pasta. Io sono stato uno spirito libero, ma credo che l’ultimo miracolo sia stato 4 anni fa quando mi sono sposato con una donna straordinaria che mi sta vicino ancora in questo momento”.

Zani ha spiegato anche la differenza con la realtà delle varie scene girate e del modo in cui Giorgio Pasotti ha affrontato la sfida: “Tutte le scene sono state riprodotte a 1500m senza arrivare ad 8000m sull’Everest perchè penso che il povero Pasotti sarebbe morto. Giorgio è stato straordinario perchè si è impegnato in modo assurdo, anzi tante volte lo abbiamo dovuto frenare perchè si sarebbe buttato d’appertutto. Le scene sembrano reali ma sono state girate tutte nella zona dell’Adamello”.

Giorgio Pasotti ha raccontato le difficoltà fisiche incontrate durante il film: “A 3000m già l’aria è rarefatta e devi centellinare i movimenti. Sulla mia attività fisica è da sfatare un mito, ero un atleta ma tantissimi anni fa. Ho dovuto allenarmi veramente e in questo film soffrivo anche di vertigini. Lino mi ha detto guarda sempre in alto, ma il vero problema è quando ci si fermava e bisognava tornare indietro. L’avvicinamento al personaggio è stato graduale perchè Lino ancora oggi sembra uno stambecco umano e restituire quella verità non p stato semplicissimo. Dal punto di vista più intimo Lino Zani ha fatto un percorso di trasformazione profondissima sulla religione. Arrivo piano piano al personaggio come faccio sempre ammorbando il personaggio, ho cercato di imparare da lui rendendo tutto il più veritiero possibile anche perchè è un personaggio esistente e la responsabilità è maggiore. Avere accanto anche un attore di rara intensità come Aleskej ed essere alla sua altezza è stata una difficoltà maggiore, come il fatto di aver girato tutto in inglese. Sono stato tenuto sulla corda per tutto il tempo, c’è un grande impiego di energia e passione e il personaggio non ti molla neanche a fine film”.

Il regista Andrea Porporati ha voluto ringraziare il Trentino per l’ospitalità ricevuta: “Noi abbiamo avuto il privilegio di girare nelle location reali, tranne l’Everest per ovvi motivi. Quello è l’Adamello ed è stata la scelta migliore possibile. All’inizio ero molto preoccupato dalla fattibilità di tutto ciò, spostare 60 persone nella neve è una cosa estremamente complicata, ma ci siamo riusciti grazie a Lino e al Trentino che ci ha sostenuto fisicamente”.

Lino Zani ha chiuso parlando dell’attività con il papa sulle piste e degli eventi tragici che vediamo spesso sulle montagne: “Il santo padre non aveva bisogno di un maestro ma di una guida. La nostra attenzione era evitare che il papa non cadesse in una buca nonostante lui fosse un raccomandato. Nel film, come nella realtà, lo lasciavamo andare da solo quando non c’erano pericoli. Gli lasciavamo la libertà perchè lui sapeva sciare molto bene, sarebbe stato difficile correggerlo anche perchè ormai aveva una certa impostazione. La frana di Courmayer è l’esempio che le montagne sono molto a rischio per il ritiro dei ghiacciai che non sostengono più la roccia, la montagna si sfascia per i repentini cambiamenti del clima. Di notte quando l’acqua gela nelle rocce le fa gonfiare e si spaccano”.

Il produttore Guido De Angelis ha parlato infine della distribuzione: “Il film è già stato venduto in America, Francia, quasi tutti i paesi dell’est Europeo e ora stiamo vendendo in Argentina. Stiamo ora traducendo il film in spagnolo”.

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