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Nino Manfredi é stato un’artista a tutto tondo che con la sua scomparsa, dieci anni fa, ha lasciato un vuoto nel cinema e nei cuori degli italiani. Era il 4 Giugno 2004 quando, all’età di ottantatré anni, moriva uno dei più versatili e incisivi tra gli interpreti del cinema italiano.

Ciociaro di nascita e romano di adozione, da famiglia di origini contadine, animato dalla sua passione per la recitazione e da una grande volontà, Manfredi è passato dal teatro di rivista alla commedia musicale, dal cinema alla tv, dalla recitazione alla regia. Per la sua indimenticabile e indiscutibile bravura, versatilità e professionalità, l’interprete romano ha avuto diversi importanti riconoscimenti: nel 1971 al Festival di Cannes vince il premio per la migliore opera per “Per grazia ricevuta“, dal 1968 al 1990 vince diversi David di Donatello e Nastri d’argento. La sua grandiosità era tale che riceve due importanti onorificenze: nel 1978 riceve l’incarico di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e nel 1994 quello di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, per iniziativa del presidente della Repubblica.

Tra i tanti eventi che oggi celebrano Nino Manfredi spicca la serie di manifestazioni che si svolgeranno nella capitale, dal titolo «Nino! Omaggio a Nino Manfredi». Anche Blog di Cultura vuole rendere omaggio a questo grande interprete, colonna portante della romanità e della commedia, ricordando alcuni dei film che lo hanno fatto entrare di diritto nel cuore degli italiani. Manfredi ha interpretato sempre grandi ruoli e non solo con parole ma anche anche con l’inconfondibile mimica facciale, tutti eseguiti con grande maestria. “Io ho sempre scelto film difficili”– dichiarava- “Se non sono difficili, non mi stimolano”.

Quella che segue è una scena tratta dal film vincitore a Cannes,“Per grazia ricevuta”. Questo film, di argomento religioso, gli valse non solo un grande premio ma anche commenti positivi da parte della critica: “l’interpretazione d’un Nino Manfredi che ormai lontanissimo dalla macchietta del «fusse che fusse la volta bona» si rivela attore di piena maturità dando al suo personaggio un respiro assai profondo” scriveva il giornalista Grazzini sul Corriere della Sera.

Nel 1973 gira il film “Pane e Cioccolata” in cui interpreta il ruolo di un emigrante ciociaro in Svizzera, sprovveduto e perseguitato dalla sfortuna. Nella scena che segue l’emigrante Nino Manfredi torna in Italia. È una scena in cui il protagonista non proferisce parola, tutto sta nella sua inimitabile mimica facciale che esprime più espressività di quella che potrebbero avere le parole in quel contesto.

Premio alla regia al Festival di Cannes è “Brutti, Sporchi e Cattivi” del 1976. Al centro del film sono la periferia romana dei primi anni settanta e le sue baracche, raccontate amaramente con tutte le loro miserie, morali e materiali, con uno straordinario Nino Manfredi che ha saputo delineare il personaggio di Giacinto “con straordinaria misura e sottigliezza” scrive l’Espresso. Manfredi interpreta un milionario orbo che si innamora di una prostituta napoletana che inizia a dilapidare i suoi soldi. Scoperto l’inganno, la moglie con i parenti organizza l’assassinio del marito con del veleno per topi nella pasta ma sarà tutto inutile poichè Giacinto sopravvive. Quest’ultima scena è quella rappresentata nel video seguente.

Ricordiamo come ultimo lavoro di Nino Manfredi “Le avventure di Pinocchio”, sceneggiato televisivo in cinque puntate, tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Collodi, che fu trasmesso per la prima volta dalla RAI negli anni 70. Di questa versione di Pinocchio la sigla è cantata da Nino Manfredi che interpreta la parte di Geppetto, il vecchio falegname che diventa padre di un burattino vivente e che con gran coraggio sfida correnti avverse per trovare e trarre in salvo il piccolo Pinocchio.

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