CONDIVIDI
crisi lira turca

La lira turca è in caduta libera con un valore praticamente dimezzato nel corso di pochissimi anni e prospettive sul futuro del paese bassissime. L’ipotesi, fomentata anche da speculatori e da coloro che si arricchiscono in questo tipo di situazioni, è che il paese possa andare ancora più giù con un’economia debolissima che potrebbe portare addirittura lo stato in una situazione paragonabile a quella della Grecia o dell’attuale argentina.

Turchia in rischio default? Questo non è chiaro, di sicuro però il paese si trova in una delle peggiori crisi economiche della sua storia con la lira turca che si ritrova ad avere un valore di acquisto bassissimo, incapace quindi di mantenersi all’interno del mercato e dell’interscambio mondiale con materie prime e prodotti stranieri che si ritrovano a questo punto a costare cifre esorbitanti.

Solamente oggi la lira turca ha perso il 6,3% contro il dollaro a quota 5,8311, con un deprezzamento secco del 66% da inizio anno. “La situazione di incertezza economica e politica in Turchia e Russia è stata oggetto di considerazione” in rapporto alle “attività nette del gruppo in quei Paesi” scriveva Unicredit nell’ultimo bilancio.

La grande preoccupazione è che il crollo economico del paese possa trascinare anche il resto dell’europa, in particolare paesi come l’Italia che hanno affari per 20 miliardi l’anno con lo stato turco, senza dimenticare grosse esposizioni di istituti come Unicredit che ha in Yapi Kredi una partecipata.

Gli occhi sono quindi puntati sul governo che in questi giorni dovrebbe attivare delle misure per rilanciare l’economia e scongiurare un disastro. L’attacco degli speculatori potrebbe però peggiorare la situazione che ricorda moltissimo le grandi crisi economiche degli ultimi anni. Che una nuova crisi mondiale sia pronta a scatenarsi dando il colpo di grazia alle traballanti economie europee? In teoria questa evenienza dovrebbe essere evitata, di sicuro però l’interconnessione del mondo finanziario potrebbe mostrare crolli inaspettati a seguito della crisi turca.

 

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here