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Kung Fu Panda 3 uscirà al cinema il 17 marzo. Dopo cinque anni di attesa, il panda più goffo e simpatico della Dreamworks ritorna con una nuova avventura firmata da un italiano, Alessandro Carloni, co-regista insieme a Jennifer Yuh Nelson.

Po, divento ormai esperto di arti marziali, guarda in faccia il proprio destino: diventare maestro di Kung Fu, ruolo per il quale non si sente affatto all’altezza. Un giorno giunge al villaggio il suo vero padre, scomparso da tempo, e i due partono verso il “paradiso segreto dei panda”, dove incontreranno decine di esilaranti nuovi personaggi della sua stessa specie. Ma quando il malvagio Kai comincerà a seminare il panico in tutta la Cina sconfiggendo i più grandi maestri di Kung Fu, Po dovrà mettercela tutta per trasformare un gruppo di pigri e maldestri panda in professionisti del Kung Fu, tra gag comiche e battute esilaranti.

Impreziosito come sempre da scene d’azione spettacolari, umorismo e saggezza, il terzo capitolo della saga vanta caratteristiche che lo differenziano dagli episodi precedenti: innanzitutto la presenza alla regia del bolognese Alessandro Carloni, classe 1978, che dopo la realizzazione di pluripremiati cortometraggi e dopo 10 anni di lavoro con la Dreamworks, finalmente conquista la consacrazione internazionale. Inoltre, l’altro fattore fondamentale è stato la coproduzione tra Stati Uniti e Cina per la realizzazione del film. Dopo il grandissimo successo di Kung Fu Panda (2008) e Kung Fu Panda 2 (2011) le tradizioni, la cultura, i costumi popolari sono gli elementi su cui punta l’ultima fatica della Dreamworks.

La Cina ha da sempre avuto un debole per questo film di animazione, essendo il Paese dove la storia dei guerrieri del Kung Fu è ambientata, e dunque per gli statunitensi l’idea di collaborare con loro è da subito apparsa vincente. In particolare, come ha raccontato lo stesso Carloni, sono stati proprio i cinesi a dire: “Voi a Hollywood avete un fatto un film sulla Cina che ci è piaciuto tantissimo. Come possiamo lavorare assieme? Come possiamo collaborare?“. Da lì, l’apertura di una filiale a Pechino è stata immediata. In questa sede sono stati accolti i maggiori artisti locali che hanno iniziato a lavorare al film, curando in particolare l’aspetto dell’aderenza alla realtà. E se, mentre nei primi due episodi gli animatori si “inventavano” le cose sperando fossero corrette, cioè sperando fossero davvero “cinesi”, in Kung Fu Panda 3 – avendo a disposizione artisti locali – questo lavoro è stato affidato a loro. Si è prestata principalmente attenzione ai costumi dei personaggi: spesso e volentieri gli artisti cinesi si sono ritrovati a correggere il tipo di trama dei vestiti, perché quelli proposti dagli americani appartenevano ad una dinastia sbagliata per l’epoca scelta. Si parla quindi di un aiuto nel realismo e nell’autenticità dell’aspetto cinese dell’opera.

La Dreamworks torna con Kung Fu Panda 3 a scommettere su uno dei suoi personaggi più riusciti degli ultimi dieci anni. Nel 2008 il primo film incassò 17.037.000 euro, mentre nel 2011 12.474.000. Dopo i diversi flop collezionati tra il 2012 e il 2014, tra cui Turbo, Le 5 Leggende, Mr. Peabody e Sherman, riuscirà Po a vincere anche la battaglia ai botteghini?

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