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Pochi giorni fa, esattamente il 17 agosto, la regista Samantha Comizzoli postò sulla sua pagina Facebook: «Agli israeliani ci sarebbe da sparargli solo per questo». Una frase che ha dato molto da pensare anche perché pochi mesi prima, ad aprile, scrisse: «Avete mai pensato di tirare una bomba? Di reagire in qualche modo al mostro?». E se gli amministratori di Recanati avessero letto questo, probabilmente non avrebbero proiettato il documentario della Comizzoli “Israele – Il Cancro“, uno scandalo messo in luce da Asterio Tubaldi, direttore di Radio Erre, con un titolo che lascia decisamente poco spazio all’immaginazione e all’ambiguità.

Ma di cosa tratta nello specifico il documentario di Samantha Comizzoli? Stando a quanto detto dagli stessi artefici italo-palestinesi, “Israele – Il Cancro” è una pellicola incentrata sull’occupazione nazista israeliana della Palestina, svelandone i lati peggiori e, in particolar modo, la più grande occupazione che l’essere umano non può reggere: quella della mente. Così, questa viene descritta come un cancro che divora il cervello dell’uomo fino all’ultima briciola; un cancro vero e proprio, con tanto dei vari stadi, ovvero la cancerogenesi, la diffusione del tumore, le cure palliative, le metastasi, l’eutanasia e la fine. Fine che, come immaginata dalla regista, può essere esplicata solamente attraverso le sue parole: «Mi auguro che Israele sprofondi nel nucleo della terra e che quindi l’inferno torni da dove è venuto, all’inferno».

Un film indubbiamente forte, accompagnato da parole e immagini altrettanto forti, che punta a mostrare senza censure la reale sofferenza di chi ha vissuto queste barbarie. “Israele- Il Cancro” è stato proiettato con tanto di preambolo della Comizzoli e dibattito a seguire nella città di Recanati e, a tale proposito, lo scrittore Umberto Piersanti ha le idee molto chiare, tanto che sostiene presso una radio locale: «Sono contro il sindaco di Recanati e della città. La parola “nazista” viene abusato riferita a Israele ed è un qualcosa di squallido soprattutto dai pacifisti nostrani. Non potevo neanche lontanamente immaginare che questo sentimento fosse ancora vivo nel comune di Recanati anche perché non mi risulta che siano mai state organizzate, in questo territorio, manifestazioni contro l’Isis e, più in generale, contro l’integralismo islamico, di cui l’organizzazione palestinese Hamas ne è una parte più che fondamentale. Nessuna amministrazione seria dovrebbe permettere una manifestazione anti-israeliana». E invece, caro Piersanti, l’elenco delle presunte amministrazioni serie con sindaci pacifisti, pronte a ospitare cortesemente questo documentario, è decisamente lungo: sono diversi mesi, infatti, che questo film riceve patrocini e autorizzazioni dai sindaci italiani, facendo così in modo che la proiezione della pellicola sia stata concessa anche a Pavia, Messina, Cesana, Bologna, Napoli e in tanti altri posti ancora.

Ma forse non è neanche tanto strano il fatto che venga proiettato un documentario così nudo e crudo, quanto il fatto che Israele sia stato evidenziato come un popolo mangiato dalla vergogna a cui non è concesso esistere e, soprattutto, (R)esistere, svolgendosi prima di ogni altro luogo a Recanti, la città di Giacomo Leopardi.

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