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La sfida dell’intelligenza artificiale è uno dei più grandi passi che l’uomo si appresta a muovere verso un futuro incerto. Le IA stanno entrando nelle nostre vite senza che nemmeno ce ne accorgiamo e nelle forme più svariate le troviamo nelle maschere social, così come nei programmi che ci propongono offerte e consigli ad hoc. Ci sono poi le IA più estreme, quelle che puntano a raggiungere il pensiero umano e, addirittura la consapevolezza, vero sogno alchemico del mondo della cibernetica.

“L’intelligenza artificiale si compone di algoritmi in grado di imparare e di dati che vengono usati per farli funzionare. Questi sistemi si comportano come se fossero intelligenti, ma non hanno le capacità cognitive degli esseri umani”, spiega uno studioso sulle pagine di ANSA, mentre racconta la sua esperienza nello studio delle IA e nel tentativo di mettere in piedi un sistema etico e regolamentare per gestirle al meglio.

L’intelligenza artificiale, prosegue è utilizzata infatti “in contesti sempre più numerosi, dall’analisi delle immagini per la biomedicina all’industria del divertimento, quindi diversi usi richiedono regolamentazioni diverse”.

Gli studiosi devono tenere poi conto “dei diversi valori culturali e morali dei Paesi in cui è utilizzata”.

Ecco che nel caso dell’utilizzo di una IA nel settore medico “dobbiamo essere sicuri che supporti ma non sostituisca le competenze umane”.

Viene fatto presente inoltre come, nel momento in cui le IA diventano sempre più presenti nella nostra quotidianità “emergono nuove sfide etiche e la protezione dell’autodeterminazione umana è fra le più rilevanti”.

Il problema che si pone è quale limite dare all’intelligenza artificiale e se questo sia effettivamente possibile.

L’alternativa, che sfora nel transumanesimo, è quella di un mondo di IA destinato a superare i nostri limiti biologici, di conseguenza un’evoluzione ragionata, che saperebbe il concetto della selezione naturale passando a una vera e propria creazione artificiale del futuro dell’umanità.

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