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Credit: Nickolas Muray

Un caldo vento messicano è pronto a travolgere la stagione artistica di due città simbolo della cultura nazionale. Roma e Genova accoglieranno infatti i colori, i tormenti e l’anticonformismo della donna simbolo della pittura latino-americana, l’intensa quanto mai intramontabile Frida Kahlo.

Due grandi mostre per raccontarne il mito, il genio e la passione, allestite con la cura e l’attenzione necessarie per un artista di tale spessore. La prima è aperta al pubblico dal 20 marzo al 31 agosto alle Scuderie del Quirinale di Roma mentre la seconda arriverà in autunno a Palazzo Ducale di Genova dal 20 settembre al 15 febbraio 2015.

La città eterna ospiterà la prima retrospettiva in Italia dedicata a Frida, con circa 130 opere tra dipinti e disegni che documentano l’intera carriera della pittrice, scandita dal buio della malattia, l’impegno politico e dal profondo quanto mai sofferto amore verso Diego Rivera. Nella collezione spiccano oltre quaranta incredibili ritratti e autoritratti, tra cui l’icona scelta per la promozione della mostra, lo straordinario ʺAutoritratto con collana di spineʺ del 1940, mai esposto prima d’ora nel nostro Paese. Altra perla rara che il pubblico potrà ammirare, il suo primo capolavoro, l'”Autoritratto con vestito di velluto” del 1926, dipinto da giovanissima a soli 19 anni e dedicato alla sua prima infatuazione, Alejandro Gòmez Arias, studente di diritto e capo ispiratore di un gruppo politico nazional-socialista, i “Cachuchas“: il collo allungato e la carnagione illuminata recuperano tendenze estetiche riconoscibili nello stile di Parmigianino e di Modigliani.

Pezzo rarissimo il famoso “corsetto in gesso” che tenne Frida prigioniera dopo il tragico incidente che cambiò le sorti della sua esistenza, costringendola a letto per lunghissimi anni tra dolori lancinanti e solitudine. Unica compagna fedele di questo calvario, la pittura. La sola attività capace di regalarle sollievo e serenità. Ancor prima di dedicarsi ai ritratti, Frida Kahlo infatti la sfruttò per rendere meno soffocante quello strumento di prigionia, tanto da decorarlo ed inconsapevolmente trasformarlo in una testimonianza unica che si credeva perduta fino a poco tempo fa. In mostra anche “Frida sulla panchina Bianca, New York, 1939” utilizzato dalla rivista Vogue per una famosa copertina.

Il percorso espositivo è arricchito inoltre dalla presenza di una selezione di opere realizzate da artisti attivi in quel periodo – José Clemente Orozco, José David Alfaro Siqueiros, Maria Izquierdo – e che hanno vissuto fisicamente e artisticamente vicino a Frida, come il marito Diego Rivera, del quale portano la firma ʺRitratto di Natasha Gelmanʺ del 1943ʺ, ʺNudoʺ del 1930 e ʺAutoritrattoʺ del 1948.

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