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Molti cambiamenti si sono susseguiti nel nostro sistema pensionistico a partire dall’ultimo decennio del secolo scorso, dovuti a diversi fattori, tra i quali il forte rallentamento della crescita economica, con la mancanza di lavoro soprattutto tra i giovani, che ha portato ad una sensibile diminuzione dei contributi versati mentre, dall’altro canto, si è alzata sia l’età pensionabile, sia il numero minimo di contributi necessari.
Inoltre, il calcolo della pensione non è più di tipo retributivo, ma solo contributivo, legato cioè solo ai contributi versati.

Tutto questo comporta che, nel momento in cui termina l’attività lavorativa, ci si può trovare con un importo pensionistico tale da non permettere di condurre un tenore di vita adeguato alle proprie esigenze o comunque dignitoso.

Decidere, quindi, di mettere da parte un po’ delle proprie entrate attraverso un fondo pensionistico per poter poi integrare la pensione di base, al momento del congedo dal lavoro, consentirà di affrontare questa nuova fase della propria vita con più tranquillità.

Accedere ad un fondo pensione è alla portata di tutti, perché non vi è bisogno di investire in esso grandi somme: bastano piccole rate che, accumulandosi negli anni, formeranno un discreto capitale.

Attualmente in Italia esistono tre tipologie di pensione integrativa: i piani individuali pensionistici (PIP) che sono, in effetti, delle assicurazioni sulla vita, di norma investiti sui mercati finanziari; i fondi pensione chiusi e i fondi pensione aperti.

I fondi chiusi sono riservati solo ad alcune categorie di lavoratori e sono previsti nei loro contratti; i fondi aperti, invece, sono accessibili a tutti e sono gestiti da banche, istituti assicurativi, società di intermediazione mobiliare (SIM), società di gestione del risparmio (SGR).

I fondi pensione aperti esistono in due diverse forme: nella forma individuale l’aderente, al momento del contratto, decide quale sarà la somma che vorrà versare nel fondo. Nella forma collettiva, invece, si ha la possibilità di integrare il capitale con il proprio TFR; inoltre, anche il proprio datore di lavoro può parteciparvi nella misura prevista dagli accordi contrattuali.

Lo Stato incentiva l’adesione ai fondi pensione attraverso diverse agevolazioni. Ad esempio, l’importo versato nel fondo è deducibile dal proprio reddito dichiarato ai fini IRPEF, per un tetto massimo di 5.164,57 euro, che si innalza di altri 2.582,29 euro per i giovani alla loro prima occupazione. In più, i rendimenti ottenuti dalla gestione del fondo sono tassati con un’aliquota inferiore a quella applicata alle altre forme di investimento. Infine, è inferiore anche la ritenuta, a titolo di imposta, sulla pensione integrativa erogata.

Ma i motivi per decidere quando conviene un fondo pensione, non finiscono qui.

Il risparmio gestito dal fondo è fortemente tutelato, perché costituisce un patrimonio a parte all’interno della compagnia assicurativa che lo gestisce e in caso di fallimento della stessa non viene intaccato; allo stesso tempo, non è pignorabile da eventuali creditori dell’aderente.

Il capitale versato nel fondo viene investito nei mercati finanziari e la pensione integrativa, alla fine, sarà il risultato della somma del capitale versato e dei rendimenti ottenuti.

Chi sottoscrive il fondo può scegliere di investire su obbligazioni e titoli di Stato, meno rischiosi ma con bassi rendimenti, oppure su titoli azionari, più rischiosi ma, soprattutto nel lungo periodo, con più alti rendimenti. È possibile, infine, scegliere anche una forma mista.

Pur operando nei mercati finanziari, i gestori dei fondi devono comunque rispondere ad un’autorità di Vigilanza, che fissa dei criteri e dei limiti agli investimenti che hanno finalità pensionistiche. Sono garantite, così, tutela e trasparenza a questo prodotto che è senz’altro sicuro e conveniente.

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