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Non esiste penna equiparabile a lui: Gabriele D’Annunzio. Ne “Il Piacere“, ricordiamo le esperienze e le (dis)avventure del giovane autore nella capitale italiana, che si riversano nel personaggio di Andrea Sperelli, di cui lo stesso D’Annunzio scrisse di aver messo molto di sé nel protagonista. Sperelli è un artista raffinato, il classico esteta, un dandy alle prese con amori complicati, che non vuole far altro che fare della propria vita un’opera d’arte– un po’ come il Dorian Grey di Wilde- nonostante debba scontrarsi un giorno sì e l’altro pure contro un mondo catapultato nell’edonismo che premette il profitto alla bellezza. E così Andrea Sperelli è alla continua e disperata ricerca del piacere, quello vero, mettendo in crisi i suoi valori non propriamente adatti alla società aristocratica ottocentesca.

Il Piacere, scritto nel 1888 e pubblicato l’anno seguente, continua ancora oggi ad essere un evergreen, letto, riletto, studiato tra i banchi di scuola, amato da generazioni e generazioni.

Ormai, però, lo stile di Cinquanta Sfumature di Grigio ha preso il sopravvento, oltrepassando forse il limite. Pochi giorni fa, infatti, la Mondadori ha messo in vendita Il Piacere in uno stile tutto nuovo ed è così, come un battito d’ali, che la grafica di Francesco Cabra ha tinto di grigio il sempreverde di Gabriele D’Annunzio. A presentare il libro vediamo un uomo a petto nudo, con i tatuaggi e l’orecchino che non ricordano poi molto quell’epoca, e una benda nera stretta attorno agli occhi.
L’indubbia bravura del grafico, però, suscita decisamente tante polemiche. Può un romanzo come Il Piacere portare una veste simile? Ok che un libro non si giudica dalla copertina, ma qui forse si è un pochino esagerato. E, inevitabilmente, non possiamo non chiederci se all’immortale Gabriele D’Annunzio sarebbe piaciuta una simile immagine per presentare uno dei suoi libri più famosi ma, a dispetto e al contrario di tutti, pensiamo proprio che lui avrebbe apprezzato.

50 Sfumature, Gabriele D'Annunzio si tinge di grigio

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