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In occasione del Giorno della Memoria 2015, il 70esimo anniversario della liberazione dei detenuti nei campi di concentramento nazisti, oltre a commemorare questo evento attraverso i film che con eleganza e delicatezza hanno affrontato il tema, Blog Di Cultura desidera farlo anche attraverso i libri, storie spesso autobiografiche ma anche verosimili che cercano di trasmettere il dolore e la sofferenza di quel tempo. Le parole infatti, se lette con attenzione, posso trasmettere tutto della sofferenza di un’anima. I libri sono e saranno sempre il più profondo mezzo attraverso il quale comunicare.

Se questo è un uomo

“Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.”

Sicuramente tra i libri italiani più celebri dedicati al tema dell’Olocausto c’è il romanzo autobiografico di Primo Levi, scritto dall’autore torinese tra il dicembre 1945 ed il gennaio 1947. Levi, sopravvissuto all’esperienza del campo di concentramento di Auschwitz, aveva infatti la necessità di condividere il suo tragico vissuto. Non si limitò a “Se questo è un uomo”, che tratta il tragico periodo che lo scrittore trascorse nel campo fino alla sua liberazione dopo la fuga dei tedeschi; tra il 1961 e 1962 scrisse infatti “La tregua”, nel quale raccontò la sua testimonianza del viaggio di ritorno in Italia dopo la permanenza nel campo. Infine tornò a trattare il tema del lager nel 1986 con il suo ultimo lavoro, “I sommersi e i salvati”, saggio in cui con estrema lucidità affronta il tema dell’organizzazione dei campi di concentramento e quello della tendenza dei posteri al negazionismo.

Il diario di Anna Frank

“È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo che può sempre emergere.”

Si tratta probabilmente di uno degli scritti sul tema della Shoah più conosciuti al mondo tanto che è stato tradotto e pubblicato in più di quaranta Paesi ed è stato inserito dall’UNESCO nell’Elenco delle Memorie del mondo. La piccola Anna, ebrea-olandese, e la sua famiglia nel 1942 è costretta, dopo l’invasione nazista, a entrare nella clandestinità per sfuggire alle persecuzioni e ai campi di sterminio. Nel diario da lei tenuto, dal titolo originale “Het Achterhuis” (Il retrocasa), Anna racconta la vita e le vicende di tutti i giorni, scrivendo le proprie impressioni sulle persone che vivono con lei fino a che nel 1944 i clandestini verranno scoperti e deportati nel campo di Bergen Belsen dove Anna e tutta la sua famiglia, ad eccezione del padre, morirà.

Destinatario Sconosciuto

“Lo so, lo so perché lo fai, ma non capisci che non posso intervenire? Cosa avrei dovuto fare? Non ho osato. Ti scongiuro, non per me ma per Elsa e i ragazzi… pensa a che cosa potrebbe voler dire per loro se mi portassero via e non riuscissero a sapere se sono vivo o morto.” Dalla lettera di Martin Schulse a Max Eisenstein.

Si tratta di un romanzo epistolare pubblicato originariamente sulla rivista americana Story nel 1938; l’autrice, Kressmann Taylor, nel 1939 lo pubblicherà come libro vero e proprio. Al tempo vietato in Europa, per sessant’anni rimarrà nel silenzio. Solo nel 1995 il romanzo verrà nuovamente pubblicato in America e finalmente tradotto per i paesi europei (nel 2000 arriva anche in Italia grazie all’edizione Rizzoli). Un libro breve, solo un’ottantina di pagine, ma estremamente intenso e profetico per l’epoca. La lunga e fraterna amicizia tra Max (ebreo americano) e Martin (tedesco) sarà sopraffatta dagli eventi storici e dall’ideologia nazista. Il finale lascia il lettore a bocca aperta.

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