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130 morti, un tot imprecisato di feriti e di persone tenute per ore sotto ostaggio. Questo è da ieri sera Parigi. Ma cosa sono davvero questi numeri? I numeri dell’odio per la diversità.

La cultura non conosce la diversità, la cultura è somma di esperienze, amalgama di pensieri, unione di persone.

Oggi quindi, di fronte all’ennesimo rigurgito di violenza, dobbiamo affermare ancora una volta la nostra integrità, rigettare l’odio, svestire la frustrazione, raccogliere le nostre forze e andare a combattere con la forza della ragione una battaglia, una battaglia culturale.

Il terrore è Male, la violenza è Male, sono Male gli uomini che vogliono imporre ad alta voce il loro pensiero, il loro ideale di caos. Noi abbiamo il dovere di opporci a tutto questo rivolgendoci alle menti della gente, non alle loro paure. Non si può rispondere all’odio con l’odio, non si può evitare il confronto, non possiamo limitarci a chiudere la porta, perché è stata proprio questa porta, questo senso di alterità, questo desiderio di individuare un NOI e un VOI a creare le premesse perché tutto questo odio si sviluppasse.

Lo sciacallo è un mammifero carnivoro con abitudini notturne, è molto territoriale e si nutre di carogne. Sciacallo è chi cinicamente approfitta delle disgrazie altrui per ricavarne un tornaconto personale, un ladro che ruba in luoghi lasciati incustoditi in seguito a calamità, un demagogo che ruba consensi a menti svuotate di raziocinio a causa delle odierne calamità culturali, un politicante che si nutre delle carogne del pensiero occidentale. Un esponente politico che dieci minuti dopo la notizia degli attentati non viene neanche lontanamente sfiorato dall’idea di limitarsi a diffondere un messaggio di cordoglio. Un esponente politico che ne approfitta per fare la sua becera propaganda simil-politica, che parla di controlli a tappeto, di espulsioni, di frontiere, che chiama in causa il Presidente del Consiglio, non riuscendo andare al di là, ancora una volta, della sua pancia, non riuscendo a far altro che rivolgersi ad altre pance che a loro volta non aspettavano altro che iniziare a vomitare odio. Un esponente politico che chiama in causa Oriana Fallaci (“I libri di Oriana Fallaci obbligatori in tutte le scuole. Prevenire è meglio che curare”). Una Fallaci che parlava dell’Islam come di un nemico sì, ma di un nemico nella misura in cui si opponeva agli ideali di libertà e di laicità dell’occidente. Un nemico che andava combattuto appunto con la forza della ragione, con le proprie convinzioni ideali, con la forza del proprio pensiero e non con la forza dell’odio.

La folla, travolta dal panico, si riversa sul prato dello Stade de France di Parigi (CNN)
La folla, travolta dal panico, si riversa sul prato dello Stade de France di Parigi (CNN)

L’Occidente è sotto attacco, sarebbe stupido negarlo, ma non è l’Islam ad attaccarlo, non è la religione, è il dio Terrore, il Caos che trae forza dalla nostra confusione, dalla nostra incapacità di reagire razionalmente a una situazione che necessita di piena lucidità intellettuale.

Noi abbiamo il dovere di difendere la cultura in tutte le sue forme, dobbiamo amare il multiculturalismo, dobbiamo farci promotori dell’integrazione. Dobbiamo difendere noi stessi, il nostro retroterra culturale, abbracciando gli altri. Dobbiamo farci paladini di Platone, Socrate, Aristotele, dobbiamo difendere Galileo, Bruno, Cartesio, dobbiamo esaltare la rivoluzione francese, la riforma protestante, ricordarci di Agostino, Bacone, Pascal. Dobbiamo ricordarci che i grandi padri del pensiero occidentale hanno sempre avuto i loro detrattori, e non venivano da lontano, si annidavano in casa “nostra”.

Ma la cultura occidentale, con tutti i suoi difetti, con la sua, forse neanche tanto nascosta, presunzione ha però il merito di essere riuscita, dopo le inevitabili lotte e tentativi di rigetto, a realizzare una sintesi del tutto, a creare un unico corpo compatto. E noi questa cultura, frutto di tanti anni di assimilazioni e sacrifici, dobbiamo difenderla ad ogni costo, non dobbiamo arrenderci alla chiusura, dobbiamo portare avanti il nostro ideale di integrazione. Accogliere chi ha bisogno di noi, chi fugge da luoghi in cui la mancanza di libertà è soffocante, dove non viene lasciato spazio al pensiero, dove non solo la mente vive in un carcere ma anche il corpo.

Dobbiamo attuare una distinzione, ricordare che il male non è l’Islam, ma il fanatismo di chi usa la religione per giustificare la sua fame di violenza.

Oggi non dobbiamo chiudere le porte, dobbiamo aprire quelle della nostra cultura, della nostra arte, dei nostri valori, della nostra morale, del nostro pensiero. Oggi dobbiamo pensare. La cultura serve a questo.

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