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Baglioni Salvini Bisio Sanremo2019

Il novo Festival di Sanremo è un po’ il lascito della vecchia Rai e vede una frizione tra governo politico e televisione di Stato abbastanza evidente, e che pare nessuno abbia voluto celare più di tanto.

Dopo le parole di Baglioni sulla questione migranti, ecco che il direttore promette un Festival leggero,dove si parli di musica e non ci sia dibattito e scontro politico, ma può davvero accadere?

“Vorrei che il Festival di Sanremo da nazional popolare fosse popolar-nazionale. Gli artisti che partecipano al Festival sono internazionali, come Andrea e Matteo Bocelli e Riccardo Cocciante di grande internazionalità”. Queste le parole di Baglioni.

Lo appoggia Claudio Bisio che dice: “non parlerò di migranti, né del buco dell’ozono…non parlerò nemmeno della Juve e dei rigori non dati, giuro. Ma neanche di Venezuela”, marcia indietro o provocazione?

Questo non è dato saperlo e lo scopriremo solo nel corso della prima serata e di quelle successive.

Di sicuro, quando si parla di cultura e di musica non è facile non toccare temi attuali e dibattito politico.

C’è anche da dire però che il Festival non deve diventare un’occasione per i suoi protagonisti di mostrare le loro posizioni politiche e forzare le loro opinioni, dal momento che esistono innumerevoli altri modi per avere voce nell’argomento, su riviste, interviste e spettacoli personali.

Ancora qualche dubbio sul conflitto di interessi abbastanza evidente nel caso Baglioni.

“La produzione culturale nel nostro Paese vive anche di contiguità artistica, è un’industria che può addirittura fare tesoro di questa contiguità. Nel caso di Baglioni, quando si fa un contratto ad un artista operante. è evidente che abbia rapporti con il mondo della musica e dunque sta alla sua coscienza, che credo sia molto forte da questo punto di vista, portare avanti la certezza di un risultato e di un prodotto. Un artista con 50 anni di storia non penso che voglia buttare alle ortiche questa esperienza per finire nelle strettoie di chissà quale oscura macchinazione. Non ha bisogno di sovvenzioni nè di giochi di potere che non gli competono”.

Conflitto sul quale, nonostante resti irrisolto Baglioni scherza: “Dopo il conflitto d’interessi, domani avremo anche un episodio di nepotismo, perché Bocelli investirà come suo successore il figlio Matteo”.

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