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Ha poche chance di battere i superfavoriti Birdman e Boyhood, ma le otto candidature conquistate (tra cui Miglior film, Miglior regia e Miglior attore protagonista) fanno di The Imitation Game un serio contendente nella corsa agli Oscar 2014. La pellicola, uscita in Italia il 1° gennaio, racconta la Alan Turing (brillantemente interpretato da Benedict Cumberbatch), geniale matematico inglese considerato il padre della moderna informatica nochè il primo a teorizzare l’esistenza di un’intelligenza artificiale. La pellicola diretta dal regista norvegese Morten Tyldum si focalizza in particolare sul periodo della Seconda Guerra Mondiale, quando lo scienziato riuscì, a capo di un gruppo formato da matematici, enigmistici ed esperti di inteligence, a decodificare il super segreto codice Enigma, usato dai nazisti per comunicare messaggi militari, cambiando di fatto le sorti del conflitto. A meno di tre settimane dalla cerimonia di premiazione del Dolby Theatre, cerchiamo di scoprirne di più di uno dei film che saranno protagonisti durante la notte delle stelle.

Un successo che viene da lontano

Oscar 2015, quello che c’è da sapere su The Imitation Game
Sono 122 milioni di dollari, il bottino finora raccolto da The Imitation Game worldwide. Un successo mondiale, cominciato con la vittoria del People Choice Award all’ultima edizione del Toronto Film Festival. È da lì che è partito l’Oscar buzz intorno alla pellicola di Tyldum accolta con entusiasmo anche al London Film Festival e agli Hollywood Film Awards, dove ha trionfato aggiudicandosi i premi per Miglior Attore (Benedict Cumberbatch), Miglior Attrice non Protagonista (Keira Knightley), Miglior Regia (Morten Tyldum), Miglior Compositore (Alexandre Desplat). Uscito sconfitto dai premi che contano in ottica Oscar (Golden Globes, Screen Actor Guild), ha la chance di lasciare il segno in questa Award Season conquistando almeno uno dei nove British Academy of Film and Television Arts a cui è stando nominato.

Biopic che passione

Oscar 2015, quello che c’è da sapere su The Imitation Game
L’Academy non è mai stata avara nel mostrare la sua preferenza per le storie vere, premiando spesso le performance che emulassero – nel modo più drammatico possibile sia chiaro – la vita di un personaggio realmente esistito. The Imitation Game è stato definito da più parti come un mix tra A Beautiful Mind e Il discorso del re con un pizzico di The Social Network. Una combinazione apparentemente perfetta e di buon auspicio per la pellicola prodotta dal Re Mida di Hollywood Harvey Weinstein. Quest’anno però la concorrenza è dura: mai come questa in Award Season c’è il pieno storie biografiche, di persone di cui probabilmente avrete sentito parlare spesso (vedi il Martin Luther King di Selma), o di persone che fino a ieri non sapevamo neppure chi fossero fino a ieri (Alan Turing, appunto).

Intrigante, sì. Accurata, nì

Oscar 2015, quello che c’è da sapere su The Imitation Game
Con la storia di Alan Turing, lo sceneggiatore Graham Moore e il regista Morten Tyldum avevano tra le mani una combinazione vincente già sulla carta: una figura storica di rilievo la cui complessa vita personale si è intrecciata a un lavoro pioneristico in un’epoca di guerra e di terrore. Per quanto raccontata in maniera avvincente e appassionante, con l’incedere da thriller, stemperato qua e là da momenti più leggeri, anche The Imitation Game – come tutti i biopic – si prende alcune libertà con l’accuratezza storica e con il libro di Andrew Hodges (Alan Turing: The Enigma) da cui è tratto. E non tutte funzionano. Dal modo in cui lo stesso Turing è caratterizzato (il tipico nerd incompreso) al modo in cui è stata sviluppata la “Bomba” (che nel film è chiamata romanticamente “Cristopher”), fino all’ingigantire il peso di certi personaggi (Joan Clarke), e inventandone di sana pianta altri

Benedict Cumberbatch da Oscar

Oscar 2015, quello che c’è da sapere su The Imitation Game
Tolto qualche difetto, resta una storia avvincente popolata da interpreti intensamente interessanti a fare da contorno ad un uomo nato per interpretare un genio irascibile, socialmente disadattato. Non c’è da stupirsi che sia stato scelto proprio Benedict Cumberbatch per interpretare Turing. Lo Sherlock più amato del piccolo schermo dà una performance degna della nomination all’Oscar (difficile però vinca vista la performance altrettanto straordinaria di Redmayne in La teoria del tutto). Nelle sue mani, Turing diventa un personaggio eccentrico e arrogante, perché spaventosamente intelligente rispetto agli altri, ma dietro quella spavalderia c’è una vulnerabilità e una tenerezza che lo rende caro agli spettatori. Magari non sarà quest’anno ma prevediamo un futuro pieno di trofei e riconoscimenti per questo attore.

Un omaggio alla diversità

Oscar 2015, quello che c’è da sapere su The Imitation Game
Alan Turing era un omosessuale in un’epoca in cui l’essere gay era considerato un reato. La sua impresa da eroe nazionale non lo salvò da una fine tragica e umiliante: il progetto Enigma è rimasto segreto fino al 1970, e Turing non è stato “perdonato” se non nel 2013 – molto dopo la sua morte per suicidio. L’omosessualità era una parte importante del suo carattere, quella forse che ne ha fatto di lui un genio tormentato. Il film di Morten Tyldum non si allontana troppo dalla sua comfort zone melodrammatica, preferendo non esplorare a fondo temi che possano suscitare polemiche e controversie. Ma tra le righe è difficile non leggere nella pellicola una denuncia, anche se sottile, all’atteggiamento del governo britannico nei confronti di una mente geniale umiliata con una condanna alla castrazione chimica, e soprattutto un omaggio alla libertà di poter essere diversi.

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