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È lecito parlare di monopolio editoriale? La domanda sorge spontanea quando una delle massime case editrici italiane (per numeri e per storia) riesce ad allungare le mani su un altro gruppo importante: avendo acquistato RCS libri, oggi Mondadori controlla il 35% del mercato editoriale nostrano. Il 4 ottobre in tarda serata è stato firmato l’accordo tra le due parti, ponendo fine a trattative iniziate a febbraio. Un bel modo per concludere l’anno. E adesso non resta che aspettare il verdetto dell’Antitrust, che dovrà valutare l’operazione di acquisto.

Ma vediamo cosa Mondadori mette effettivamente in saccoccia: marchi prestigiosi quali Rizzoli (e Rizzoli International Pubblications), le case Bompiani, Fabbri, Marsilio, Bur, Sonzogno, Etas, mentre rimane esclusa Adelphi Edizioni, che Rcs ha preferito cedere al socio Roberto Calasso. Se a queste new entries aggiungiamo i marchi già in mano a Mondadori, ovvero Einaudi, Sperling & Kupfer, Frassinelli ed Electa, parlare di monopolio non sembra poi una grande esagerazione.

Marina Berlusconi, presidente della Mondadori, si dice orgogliosa dell’operazione e parla di “rilevante investimento, da parte di una grande azienda italiana, in un settore nobile e speciale come quello del libro“. I 127,5 milioni della Mondadori serviranno a Rcs per ridurre i propri debiti e rinsaldare le basi per un successivo rilancio dell’impresa, Mondadori da parte sua ha affermato che l’accordo consentirà al gruppo di consolidare la propria presenza in Italia (soprattutto nell’editoria scolastica) ma anche a livello internazionale nell’ambito degli illustrati. Un’operazione che permetterà di investire nuove risorse nella qualità dell’editoria nazionale, in modo da poter fronteggiare efficacemente i grandi editori stranieri e avversari aggressivi del calibro di Amazon.

Oggi il mercato librario è un mercato sempre più delicato, ed è indubbio che l’affermazione di un unico gruppo forte e trainante possa portare i suoi vantaggi sul versante economico. Dobbiamo solo sperare che al vantaggio economico non corrisponda uno svantaggio intellettuale.

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