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“Lavorare per un euro all’ora”, questo il titolo dell’ampio spazio dedicato da La vita in diretta al dramma dei lavoratori dell’Almaviva, che sta costando 3 mila posti di lavoro. Il dolore di operatori di call center che si ritrovano senza un’occupazione dopo aver dedicato anni della propria vita all’azienda. Un problema che parte dalla sede di Palermo, la più colpita in questa fase, ma che interessa tutto il Sud, con inevitabili tagli che si ripercorrono anche sulle altre città.

L’identikit del lavoratore mostrato dal programma fa capire come negli anni il lavoro nei call center sia passato dall’essere un lavoro per i più giovani, al rappresentare spesso il solo mezzo di sussistenza per intere famiglie del Meridione. Gli intervistati infatti sono spesso ex lavoratori a cottimo che lavorano ormai da tanto ad Almaviva, il cui contratto è stato tramutato in un part time a tempo indeterminato, tramutandosi nella speranza di un’occupazione stabile in un periodo di forte crisi.

Nonostante gli stipendi bassi, infatti negli ultimi anni, quello degli operatori dei call center, è stata una delle poche occupazioni in crescita, arrestatasi bruscamente a causa delle delocalizzaioni all’estero. Non sembra essere questo il caso dell’Almaviva, però, e Liorni si chiede insieme ai suoi ospiti se un calo del profitto pari al 5% del fatturato possa tradursi automaticamente in una tragedia di tali proporzioni.

Continuano intanto le proteste nelle città di Palermo, Napoli e Roma, con voci di un’altra sede a rischio, quella di Catania. Dopo le numerose proteste dei lavoratori nel capoluogo siciliano, tra le quali anche quella durante la Prima al Teatro Massimo, Leoluca Orlando aveva auspicato il raggiungimento di un accordo; i rappresentanti territoriali di Cgil, Cisl e Uil hanno concordato intanto con le segreterie nazionali un’azione congiunta, invitando anche le altre sedi non coinvolte a protestare per una vertenza, quella Almaviva, che rappresenta un pericoloso precedente per l’intero sistema dei call center.

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