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Nel 1797, il pittore spagnolo Francisco Goya realizza il famoso quadro, oggi presente nel Museo Nacional del Prado, Madrid, dal titolo Il sonno della ragione genera mostri.

Possiamo notare la presenza, al centro dell’opera, di un uomo (forse lo stesso Goya) che probabilmente sta dormendo su una sorta di scrivania, e, nel frattempo, attorno a lui prendono vita paurosi animali come uccelli, gufi, pipistrelli dal volto diabolico, che vengono partoriti dalla sua mente. Molti sono stati i manoscritti che hanno cercato di dare un senso a questo quadro. C’è chi diede una interpretazione più scabrosa vedendo nel quadro una semplice rappresentazione della perdita della ragione, opinione, tra l’altro, di dominio pubblico quando si osserva il quadro. Lo stesso Goya, invece, dichiarò che ha voluto rappresentare la fantasia che, priva di ragione, genera mostri, ed insieme ad essa, però, è artefice delle arti e origine delle meraviglie. Sostanzialmente, l’autore spagnolo diede un parere moralizzante sul ruolo dell’arte.

Comunque sia, al di là del significato vero e proprio, Goya ha lasciato ai posteri un’opera d’arte che, sotto alcuni punti di vista, facendo anche leva sui fatti storici del secolo scorso, viene presa come simbolo di una decadenza insita dell’uomo.

E se, dunque, sia vero che il sonno della ragione genera mostri , sarà altrettanto vero, allora, affermare che “il declino dell’intelligenza è declino della Ragione”. Quella Ragione con la “R” maiuscola su cui incide la scrittrice toscana Oriana Fallaci nel libro La Forza della Ragione.

Finito di stampare nel mese di marzo 2004 (data non casuale proprio perché l’11 marzo 2004, a Madrid ci fu un attentato terroristico), Oriana Fallaci ritorna a parlare di terrorismo , e lo fa in una chiave differente rispetto a La Rabbia e l’Orgoglio .
Se quest’ultimo ci mostra una Fallaci agguerrita, ne La Forza della Ragione l’autrice appare più calma, serena, come svuotata da quella rabbia che la stava divorando. E ripresa la Ragione, inizia un dialogo aperto con il lettore.

Partendo dalle sue esperienze personali, come ad esempio le minacce di morte avute l’indomani dalla pubblicazione de La Rabbia e l’Orgoglio, identificandosi in un tale Mastro Cecco, eretico morto sul rogo nel 1327 a causa dei suoi scritti, Oriana Fallaci , con un’intelligenza e naturale ironia, continua quell’analisi che stava (e sta) accadendo in quella che chiama Eurabia. Tale analisi, viene concretizzata con occhio critico e fortemente polemico, attaccando, come le bombe dei kamikaze, sia lo stesso fondamentalismo islamico e sia quel silenzio che l’Europa, dopo l’11 settembre, continua a mantenere,facendosi conquistare lentamente senza accorgesene. E queste “bombe” arrivano a toccare anche l’Italia, vista come una “colonia dell’Islam“; e le sue vittime sono sia tutti quelli che l’hanno accusata di razzismo e di xenofobia, e sia tutti quei politici, citati esplicitamente, visti come i principali responsabili di questa colonizzazione islamica, accusandoli di non riuscire a vedere le strategie (a tratti evidenti) di indottrinamento da parte del fondamentalismo.

Un’Italia che pur di tenere buono il cerbero del fondamentalismo, decide di buttare i crocifissi, difendere la poligamia, accettare pratiche orribili che non rientrano nella nostra idea di civiltà. Un’Italia dove gli italiani stanno scomparendo e vengono soggiogati senza lottare, facendo sembrare giusto soccombere che provare a difendersi.

L’aspetto importante che traspare all’interno del testo, è l’aver toccato un punto dolente, dove in Europa parlarne razionalmente risulta un problema vero e proprio. Questo perché la questione del fondamentalismo islamico abbraccia altri aspetti. Infatti, ne La Forza della Ragione, Oriana Fallaci critica fortemente sia chi difende il mondo arabo per mere questioni economiche (vedi il problema del petrolio) e sia chi vede in quei Paesi un punto a favore nella lotta contro il malvagio occidente.

Oriana, porta la questione alla radice: in un continente dove è nato l’Illuminismo, base per tutte le teorie socio-politiche di libertà, civiltà e progresso, tollerare e giustificare aspetti radicali di una religione (come il ruolo marginale della donna, laicità, libertà di pensiero) è sintomo di una debolezza mentale. Per questo la scrittrice toscana, ne La Forza della Ragione, cerca di spronare l’Occidente a riprendersi il suo più grande e sacro tesoro. E tutto questo viene esplicitato mediante una scrittura chiara, leggera, penetrante come al suo solito.

Letto con grande attenzione, La Forza della Ragione ci proietta e trasmette tutto il coraggio e la nobiltà d’animo di una donna che tenta a tutti i costi di fare aprire gli occhi a tutti noi; di appellarci al coraggio vista, dall’autrice, come un lusso, una virtus.

E se per la Fallaci scriverlo era un suo dovere, allora per molti è un dovere leggerlo.

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