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È facile dire che l’originale è sempre meglio, ma qualche volta i remake sono davvero così orribili da chiedersi perché i registi si siano presi la briga di farli. Forse è ingiusto paragonare un remake al film su cui è basato, analizzarne ogni più piccola differenza, trovare il pelo nell’uovo, insomma. Ma in fondo, non è questo il punto della questione? Il remake dovrebbe essere meglio rispetto al predecessore. E se l’obiettivo è quello, è chiaro che ogni rifacimento di un film che ha fatto la storia del cinema rischia di essere in serie difficoltà fin dall’inizio. Perché, diciamocelo, è un’impresa ardua migliorare un film che già funziona di suo. Non basta riprendere una storia e calarla ai giorni nostri, infarcirla di effetti speciali super moderni e sperare che l’eco del predecessore basti ad attirare il pubblico in sala. I tentativi di far rivivere i miti cinematografici del passato il più delle volte falliscono miseramente. Dall’inutile remake fotogramma per fotogramma del classico di Hitchcock, “Psycho”, alla pessima rivisitazione vanziniana del ciclo comico con protagonista il “Monnezza”, ci sono un sacco di imbarazzanti esempi di rifacimenti di cui, onestamente, potevamo farne a meno. Film che puntano all’incasso facile tradendo lo spirito e le idee che hanno reso dei cult gli originali. Ecco i 10 peggiori remake della storia del cinema secondo Blog di Cultura.

1) Robocop (2014)


Nel 2014, José Padilha ha diretto il remake del grande successo del 1987. Terribile non è, ma non è nemmeno un granché. Regista e cast fanno del loro meglio per elevare la pellicola al di sopra degli standard di quei reboots considerati solo spazzatura. Ma non si può fare a meno di notare come il remake non aggiunga nessun significativo miglioramento rispetto all’originale di Paul Verhoeven. La sceneggiatura è debole, manca quella sottotraccia di critica sociale sovversiva che fece del film originale qualcosa di più che il solito film d’azione senza cervello.

2) Lo sguardo di Satana – Carrie (2006)


La nuova versione del cult di Brian De Palma – un adattamento del romanzo di Stephen King – è diretto da Kimberly Peirce che si cimenta nel tentativo di attualizzare l’originale. Così il bullismo di cui è vittima Carrie viene calato in una dimensione moderna e diventa cyber-bullismo. Le novità però finiscono qui. L’elemento del paranormale e il rapporto conflittuale tra madre e figlia rimangono invariati rispetto al predecessore, il cui spettro pesa come un macigno. Nel confronto col Maestro De Palma la Peirce ne esce sconfitta. La sua opera è piatta e poco coraggiosa.

3) Il ritorno del Monnezza (2005)


Indifendibile. Non può esserci altro aggettivo per questo remake della popolare commedia degli anni ’70. I Vanzina ci provano e falliscono a rilanciare il trucido ispettore Nico Girarldi, detto Monnezza, portato al successo da Tomas Milian in undici film diventati cult, che qui rivive con la seconda generazione interpretata da Claudio Amendola. Ma per gli amanti del trash, gli impenitenti cultori dei b-movie all’italiana, è una sofferenza ad ogni fotogramma. Non appassiona ed è così brutto da non far ridere nemmeno per sbaglio

4) Alice in Wonderland (2010)


Il genio che aveva creato “Edward mani di forbice” alle prese con l’adattamento in live action della favola più assurda e surreale mai scritta. Le aspettative erano altissime su “Alice in Wonderland”: cast stellare, budget altissimo e una produzione targata Walt Disney, la stessa che ha fatto di Alice un classico dell’animazione. E invece di questo adattamento non ci è rimasto nulla se non un “paese delle meraviglie” che di meraviglioso non ha proprio nulla. Quel mondo creato da Carrol in cui si avventura Alice, nosense, magico, misterioso, colorato e popolato da personaggi bizzarri, è solo un pallido ricordo.

5) Psycho (1998)


Vince Vaughn non è Anthony Perkins. Un’espressione vuota e un colorito pallido non bastano a fare di lui un credibile killer psicopatico. Grazie a Dio sappiamo quanto possa essere brillante nel ruolo giusto. E possiamo perdonargli il ruolo in “Psycho”, remake del thriller di Alfred Hitchcock. Il film di Gus Van Sant è un rifacimento talmente vicino a quello originale, nelle inquadrature, nei movimenti di macchina e nel montaggio, tanto sconcertante da lasciarci con una sola domanda, perché?

6) Pinocchio (2002)


Reduce dal Premio Oscar di “La Vita è bella”, Roberto Benigni si è buttato a capofitto in questo progetto. Forse, per qualche ragione, credeva che la sua inconfondibile verve bastasse a dare vita al burattino di legno che vuole diventare un bambino vero. Il potenziale c’era, ma il risultato è un poco divertente, mal fatto, live action che dovrebbe essere completamente dimenticato. Ad onor del vero “Pinocchio” si è comportato discretamente al box office internazionale. Ma paradossalmente resta all’unanimità il flop più colossale di Benigni.

7) Travolti dal destino (2002)


Nel tentativo di dare credibilità alla carriera cinematografica dell’allora moglie Madonna, Guy Ritchie finisce decisamente per perdere la sua come regista. Del resto già pensare di rifare il capolavoro di Lina Wertmüller, “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di Agosto”, è un’eresia. Miss Ciccone non è Mariangela Melato (per fortuna) e non basta “sostituire” Giancarlo Giannini con il figlio Adriano, la genetica al cinema non è sempre sinonimo di garanzia. Costato 10 milioni di dollari, il film ne ha incassati appena 500mila negli Usa. Un flop colossale premiato con ben cinque Razzie Awards.

8) Planet of the Apes (2001)


Sulla carta, un film che includeva nel cast Mark Wahlberg, Paul Giamatti, e Helena Bonham Carter, con Tim Burton alla regia, sarebbe dovuto essere un successo assicurato. Trucco, costumi ed effetti speciali erano di gran lunga superiori alla versione del 1968 diretta da Franklin Schaffner e interpretata da Charleton Heston. Ma abbandonare il finale originale si è rivelato un errore fatale e il flop è servito.

9) Poseidon (2006)


Wolfgang Petersen pensava di rifare “L’avventura del Poseidon”, ma il suo sembra più il remake di “Titanic”. Una grande nave. Una gigantesco tsunami. Morte, urla e distruzione. E una trama frettolosa (dura appena 90 minuti) che coinvolge i membri di una famiglia in conflitto tra loro. Anche la CGI non è poi un granché. Nell’originale del 1972 di Ronald Neame la suspense era palpabile, e i suoi interpreti memorabili (Gene Hackman, Leslie Nielsen, Red Buttons, Shelley Winters e Ernst Borgnine), qui sostituiti impietosamente da Josh Lucas, Richard Dreyfuss, Kurt Russell e Emmy Rossum. L’unico lato positivo è vedere Gloria/Fergie passare a miglior vita.

10) Ghostbusters


Un remake di Ghostbusters? Con un cast tutto al femminile? Niente panico. Vogliamo lasciare il beneficio del dubbio a Paul Feig, ma non ci stupirebbe più di tanto se si rivelasse un flop. Quella del reboot di un franchise è una tendenza piuttosto scoraggiante che ha preso piede negli ultimi anni. Ma in termini di numeri sono pochi i reboot che sono riusciti a fare soldi e a non far arrabbiare i fan del film originale. Considerato che quelli di Ghostbusters sono già sul piede di guerra, per il suo remake il destino pare già scritto.

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