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Foto: See-ming Lee, Eagle NYC

L’omosessualità non è stata, non è, e forse per qualche altro anno non sarà, una tematica che lascia indifferenti. Da argomento tabù a scelta militante, da motivo di ilarità a spunto artistico, la questione gay ha subito negli ultimi decenni un’evoluzione profonda e stratificata, ma forse ancora irrisolta, perlomeno in Italia, paese che ha raggiunto il resto del mondo occidentale, in materia di diritti LGBT, con una decina di anni di ritardo. Questione irrisolta almeno per il momento, però. Perché grazie a uno dei programmi più criticati e al tempo stesso seguiti della vituperata televisione italiana, Uomini e Donne, stiamo correndo un bellissimo rischio: quello di includere l’omosessualità nella banalità del quotidiano di tutti noi, alla luce del sole, mettendo esattamente sullo stesso piano gli sguardi maliziosi e gli infantili battibecchi di una coppia etero e quelli di una coppia omo.

Quando venne rese nota l’intenzione di Maria De Filippi di affiancare il trono gay a quello classico e a quello over (a suo tempo già sottoposto a critiche) le reazioni dell’opinione pubblica furono contrastanti: in particolare, si temeva una spettacolarizzazione caricaturale della tematica, magari mediante l’inclusione nel programma di novelli Cristiano Malgioglio. Si temeva insomma di assistere a un teatrino di macchiette, che avrebbe potuto svilire una questione delicata. È bastata una puntata di Uomini e Donne parzialmente dedicata al trono gay (andata in onda ieri, 14 settembre) per fugare ogni dubbio: nella presentazione di Claudio, primo tronista dichiaratamente omosessuale (in cerca di un compagno), non vi è nulla di caricaturale. Si dice spesso che i tronisti in studio siano più personaggi che persone, costretti ad assumere certi atteggiamenti da un copione, ma di questo francamente poco ci importa. Oltre all’assoluta naturalezza con cui Claudio (originario di Verona) si presenta, fa il suo ingresso in studio e si confronta faccia a faccia coi primi corteggiatori, è bellissimo sentire alle tre del pomeriggio, all’interno di uno dei programmi più popolari della storia della tv italiana, sentir dire che “i miei genitori mi hanno capito e sostenuto, mio padre mi ha aiutato a prendere decisioni coraggiose“.

La forte impressione perciò è che l’Italia, che solo ora sta riemergendo dall’inconcepibile marea di polemiche sulla Legge Cirinnà, possa presto superare la questione gay nella maniera più indolore e naturale possibile. L’omosessualità come banalità, come quotidiano, come normalità. Grazie a una rivoluzione non violenta attuata da quella assoluta fuoriclasse di Maria De Filippi.

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