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C’è un uomo, c’è una corda tesa a 200 metri d’altezza. Niente reti di sicurezza, alcuna protezione.
C’è un uomo li’ sospeso nel vuoto tra i grattaceli di Marina Tower West e Leo Burnett Building di Chicago, una corsa di 138 metri. La questione sta nel percorrerli tutti, un passo dopo l’altro con leggerezza e coraggio. L’uomo e il vuoto in una sfida a tu per tu che non ammette errori, non perdona. Non si può barare.

Il suo nome è Nik Wallenda e questa notte ha compiuto l’impresa da record percorrendo la distanza in 7 minuti. Poco dopo, bendato, ha impiegato due minuti per percorrere i 28 metri di un’altra fune, sospesa tra le due torri del Marina City a un’altezza di 179 metri.

A osservarlo c’erano tra i 50 e i 65 mila spettatori con il fiato sospeso e tutti i telespettatori di Discovery Channel che ha trasmesso lo spettacolo in diretta ma con 10 secondi di ritardo per interrompere la trasmissione in caso di guai. Ma di guai non ce ne sono stati e l’acrobata ha portato a termine l’impresa dedicandola al bisnonno Karl, morto durante un’esibizione a Porto Rico nel 1975.

Wallenda ha 35 anni e tre figli e proviene da una famiglia di acrobati e funamboli: nel 2012 è stato il primo a camminare su una fune sospesa sulle cascate del Niagara e l’anno successivo ha attraversato così anche il Grand Canyon.
Tra i progetti futuri quello di attraversare la Tullulah Gorge, una gola di 300 metri in Georgia, ed esibirsi a New York, città che continua a negargli l’autorizzazione per motivi di sicurezza.

Guardare il video lascia colpiti. C’è l’uomo solo di fronte alla vita, lui e la sua forza di andare, di non lasciarsi paralizzare dall’abisso e dal nulla che lo circondano. Il cuore, i muscoli tesi, il respiro sospeso, il sangue che scorre ma anche le paure, le mille idee di una vita intera.
E guardarlo fa pensare che siamo tutti funamboli sospesi nel nostro filo di nulla.
Che questa certezza della terra sotto i piedi deve fare i conti ogni momento con la vita, tra caso e mutevolezza. Ci piace pensarla ferma ma ci scorre addosso come l’acqua, ne siamo sommersi, ne viviamo le maree, i riflussi e le correnti, i ritorni e le partenze.
Camminiamo nel vuoto da sempre, ogni istante è un passo di coraggio e verità nella nostra sfida con il mondo. E forse ciò che insegna Nik Wallenda è proprio questo, l’unica sicurezza della vita è che non ci sono certezze.

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