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Nelle principali librerie, nonché in tutti i negozi di elettronica, è ormai possibile reperire i cosiddetti “e-reader”, dispositivi che permettono di leggere libri, saggi o periodici in formato digitale. Sebbene i più tradizionalisti, o nostalgici che dir si voglia, respingano fermamente l’avvento di tali strumenti, bisogna riconoscerne gli indiscutibili vantaggi. Il più lampante è chiaramente il costo, il quale mediamente si aggira intorno alla metà della versione cartacea. Tuttavia, l’incentivo socialmente più rilevante potrebbe essere rappresentato dall’impatto ambientale decisamente meno gravoso: basti pensare a tutti gli alberi che verrebbero risparmiati dall’abbattimento selvaggio qualora si dovesse abbandonare definitivamente l’utilizzo della carta stampata. Altro notevole progresso sarebbe quello di alleggerire il carico degli zaini degli studenti (specialmente per quelli in più tenera età) allorché si sostituissero i numerosi manuali didattici con una piccola e leggera tavoletta virtuale.

Quale il vantaggio dell’utilizzo che si potrebbe fare degli e-book all’interno delle biblioteche? Queste, infatti, potrebbero disporre di database contenenti i file delle rispettive opere e concederne la fruizione per un periodo limitato di tempo. Sull’argomento si batte l’AIB (Associazione Italiana Biblioteche) che, seguendo la campagna dell’ente europeo EBLIDA, ha recentemente lanciato un chiaro segnale affinché si attui un’adeguata disciplina normativa in materia.

Come riportato nel documento pubblicato dall’EBLIDA () dovrebbe essere un intervento in grado di “spazzare via ogni incertezza e di garantire l’effettiva identificazione e conseguente remunerazione degli autori e di eventuali altri detentori dei diritti. Consentirebbe inoltre un aumento del numero degli utenti che hanno accesso agli e-books, permettendo loro di godere e beneficiare, legalmente, degli e-books forniti dalle biblioteche.”.

Il punto cruciale risiede nell’interpretazione del principio di esaurimento applicato agli e-book. In base a questo, le singole copie delle opere di un autore, una volta diffuse nel territorio comunitario, sono liberamente distribuibili. Secondo gli editori, tuttavia, tale principio non sarebbe applicabile alle versioni digitali dei testi, o quantomeno spetterebbe al singolo autore decidere se estenderlo o meno al prestito digitale (e-lending) relativo alle proprie opere. E’ chiaro che tale interpretazione penalizzerebbe non poco l’utilizzo degli e-book nelle biblioteche.

Nell’attesa che il dubbio legislativo venga risolto, le statistiche sono decisamente a favore della lettura virtuale. Secondo quanto evidenziato dal rapporto della piattaforma che verrà esposto l’8 maggio al Salone del Libro di Torino, risulta che gli utenti che fanno ricorso al prestito online raggiungono i 320mila, con un incremento del 64% rispetto al 2012. A tale progetto hanno aderito ben 3900 biblioteche pubbliche, un numero superiore alla metà di quelle presenti nel territorio italiano. Medialibraryonline, gestita dalla società Horizons, calcola di arrivare a raccogliere in breve tempo un bacino d’utenza pari al 20-30% dei fruitori abituali.
Ci si augura, dunque, che in futuro vada sempre più espandendosi il ricorso a questo nuovo servizio che presenta tanti pro e quasi nessun contro.

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