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1962-2012: su questa linea temporale, lunga mezzo secolo, viaggia un’epoca della musica italiana, una di quelle maggiormente riconoscibili. Quella tracciata, nei cinquant’anni della propria carriera, da un bolognese di nascita che partirà dal jazz (innamorato di Chet Baker), per approdare a composizioni sperimentali, tra le più audaci e interessanti degli ultimi quarant’anni del panorama nostrano: Lucio Dalla.

A distanza di quasi tre anni dall’improvvisa scomparsa, avvenuta a Montreaux il 1° marzo 2012, rendiamo omaggio a uno dei maggiori interpreti della canzone italiana, infinita fonte d’ispirazione per gli artisti delle generazioni successive e sostenitore di un anticonformismo più sostanziale che formale.

Lo facciamo stilando una lista (in ordine sparso) dei brani che, secondo Blog di Cultura, rappresentano l’essenza di Lucio uomo e Lucio cantautore. E siccome dieci canzoni erano poche, ne abbiamo aggiunta una, come bonus track.

– Canzone

Io i miei occhi dai tuoi occhi non li staccherei mai/ Adesso anzi io me li mangio, tanto tu non lo sai

Estratta da Canzoni, uno dei maggiori successi commerciali di Dalla e scritta in collaborazione con Samuele Bersani, Canzone è la dimostrazione di come Lucio abbia saputo declinare la tematica trita e abusata dell’amore a seconda dello stile musicale del periodo. Poi, la dedica a Napoli, con la clip girata per le strade del capoluogo partenopeo: “la città” parole di Dalla “che sento più vicina a me“.

– Anna e Marco

E la luna e il silenzio ora si avvicina

Un meraviglioso brano estratto dall’album Lucio Dalla, datato 1979.
Una storia d’amore di periferia a metà fra nostalgia e poesia. Toccante anche l’interpretazione targata Mannoia-Sangiorgi durante il tributo bolognese a Dalla del 2013.

– Futura

Il suo nome detto questa notte/ mette già paura/ sarà diversa bella/ come una stella sarai tu in miniatura

Ritorna, immancabile, l’amore, stavolta nella sua forma più universale: partendo da lui, lei e la guerra fredda (i russi, i russi, gli americani…) Dalla approda a una splendida dichiarazione d’amore verso l’umanità intera, l’unico elemento in grado di garantirne la prosecuzione.
E tu, cara lettrice che oggi hai 30-35 anni, ringrazia Lucio se mamma e papà ti hanno dotato di questo splendido nome.

– Caruso

Guardò negli occhi la ragazza/ quegli occhi verdi come il mare/ poi all’improvviso uscì una lacrima/ e lui credette di affogare

Un omaggio a un gigante della lirica di fine ‘900, Enrico Caruso. Estratto dall’album live DallAmeriCaruso (1986), rappresenta il prodotto delle suggestioni che investirono il cantautore bolognese quando soggiornò a Sorrento nella stessa stanza d’albergo che fu occupata tempo prima da Caruso.

– 4 Marzo 1943

E forse fu per gioco/ o forse per amore/ che mi volle chiamare/ come nostro signore

1971: insieme agli Equipe 84, Lucio si presenta a Sanremo con quello che diverrà uno dei brani in assoluto più rappresentativi della sua produzione. Per le sue sonorità, per il titolo (leggendario) e per il contenuto, che dovette fare i conti, prima del Festival, con la scure della censura. Dall’originale “E anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino“, si passa al più politicamente corretto “E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino“.

– Piazza Grande

A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io/ A modo mio avrei bisogno di sognare anch’io

Scritta da un non ancora trentenne Lucio insieme a un Ron ai tempi teenager, Piazza Grande si piazza all’ottavo posto a Sanremo ’72.
Da segnalare l’interpretazione di Daniele Silvestri al Festival del 2013.

– Disperato erotico stomp

Ma l’impresa eccezionale/ dammi retta/ è essere normale

Uno dei pezzi più singolari del repertorio di Dalla, sia per il contenuto (sostanzialmente, il racconto che anticipa un atto di autoerotismo) che per il ritmo lento, regolare e accattivante che lo accompagna.
Forse il brano maggiormente cult, tra quelli più noti, della sua discografia.

– Come è profondo il mare

Con la forza di un ricatto/ L’uomo diventò qualcuno/ Resuscitò anche i morti/ Spalancò prigioni

L’esordio come paroliere di Lucio, datato 1977, è la sublimazione di una sensibilità poetica e artistica più unica che rara. I tratti autobiografici (il padre cacciatore) e la delicata invettiva contro i potenti, che il mare (il pensiero) lo vogliono bruciare, uccidere, umiliare. L’intero disco (omonimo) è un capitolo imprescindibile della musica italiana.

– Tu non mi basti mai

Tu, tu, non mi basti mai/ davvero non mi basti mai/ Tu, tu, dolce terra mia/ dove non sono stato mai

Altro fortunato estratto da Canzoni: accompagnata da una melodia dolcissima, Tu non mi basti mai parla di un rapporto totalizzante, quasi di sottomissione, dal retrogusto malinconico e disperato.

– Cara

Conosco un posto nel mio cuore/ dove tira sempre il vento/ per i tuoi pochi anni/ e per i miei che sono cento

Contenuta in Dalla (da cui anche un altro capolavoro, Balla balla ballerino), Cara è un altro concentrato di metafore poetiche e niente affatto banali: l’amante sofferente e l’amata indifferente, un pò come in Tu non mi basti mai.
Un ritmo cadenzato che accelera nel meraviglioso ritornello.

– Henna

Forse c’è qualcosa che ci cambierà/ Io credo che il dolore/ è il dolore che ci cambierà

Come e più che in Futura, contro la guerra fra popoli e quella fra individui, l’amore sempre, prepotentemente ed esplicitamente, al centro di tutto. Un altro capolavoro, estratto dall’album omonimo, del 1993.

Adesso tocca a voi: fate la vostra Top 10. O 11, o 15, se preferite.

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