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Mondiali 2014: tutto é pronto, sta per iniziare la ventesima o, forse, ventunesima edizione? Il ritorno dei mondiali in terra sudeamericana (e che mancavano in Brasile dal lontano 1950) alimenta nuovamente il dibattito su un campionato mondiale, avvolto nella leggenda che si sarebbe svolto nel 1942, in piena seconda guerra mondiale, in Patagonia.

Addirittura é stata ritrovata la pellicola della cerimonia di inaugurazione, con celebrazioni che ricalcano lo stile di quegli anni, con banda musicale e salti in cerchi di fuoco.

In realtà si tratta di un divertente “mockumentary”, ovvero un documentario semiserio dal titolo “Il Mundial dimenticato – la vera incredibile storia dei Mondiali di Patagonia 1942” (Produzione italo-argentina), lanciato con una campagna virale ben organizzata e molto divertente, di cui il primo video racconta la storia di un concorrente di un quiz giapponese, Katsuro Matsuda, che perde tutti i suoi soldi sostenendo si sia tenuto davvero il mondiale del ’42.

Successivamente compare un nuovo video dove il giornalista italo-brasliano Darwin Pastorin domanda a Gigi Buffon se conosca il metodo Mapuche, usato dal portiere che avrebbe ipnotizzato tutti gli avversari di quella famigerata edizione.

Il film prende le mosse da un macabro ritrovamento: un misterioso scheletro con la macchina da presa negli scavi paleontologici di Villa El Chocon, nella Patagonia Argentina. Le indagini svelano che i resti umani appartengono a Guillermo Sandrini, cineoperatore argentino di origini italiane, inventore per hobby, ingaggiato per filmare i Mondiali in modo memorabile e rivoluzionario. Sandrini promette di svelare la verità sul risultato della finale del Mundial dimenticato.

Un giornalista argentino, Sergio Levinsky, si mette alla ricerca di informazioni, carteggi, documemti, fino a scoprire che il mondiale sarebbe stato organizzato dal Conte Vladimir Otz, stravagante e visionario mecenate, riprendendo un’idea di Jules Rimet di utilizzare il calcio come deterrente per scongiurare la seconda Guerra Mondiale. L’idealismo prende spunto da un fatto storico, seppur lontanissimo: nell’antica Grecia durante le olimpiadi ogni attività bellica era sospesa.

Vista l’impossibilità di convincere le nazioni a schierare i propri giocatori, il mondiale viene organizzato ugualmente,con formazioni composte da pochi giocatori professionisti mescolati a migranti di mezzo mondo, operai e minatori, rivoluzionari in esilio, soldati nazisti e indios mapuches.

Il calcio in questo film é uno spunto per raccontare il clima storico-politico di quegli anni, parlando della guerra, dei sogni di pace, del contributo degli immigrati alla costruzione dell’Argentina, della sempre maggiore marginalizzazione della popolazione indigena in Sud America.
Quest’ultimo aspetto ha portato un gruppo di attivisti a chiedere i mondiali in Patagonia nel 2026, per puntare di nuovo i riflettori sulla condizione dei Mapuches.

Il film, peraltro considerato da molti addetti ai lavori come uno dei migliori riguardanti il calcio, riporta alla mente quella fase in cui il dibattito sul calcio era pensato, ragionato, diventando analisi dei processi sociali, rappresentato in Italia dal giornalismo calcistico di Beppe Viola o Gianni Brera, uno che aveva inventato il termine “Padania” prima di tutti gli altri.

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