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Attrice di teatro, cinema e televisione e volto noto di Made in Sud, Maria Bolignano ha fatto dell’ironia, nel corso della sua carriera, una preziosissima arma, per divertire ma anche per far riflettere. Non è un caso infatti che Carlo Cremona, organizzatore di Omovies, il Festival di Cinema Omosessuale e Questioning che si svolge annualmente a Napoli, l’abbia scelta per la conduzione del Gran Galà dell’evento, che si terrà il 13 dicembre, a concludere la settima edizione della rassegna.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con la 44enne attrice partenopea, diplomata all’Accademia Napoletana, a proposito di Omovies, che si articolerà dal 9 al 12 dicembre, che vedrà come madrina della manifestazione Vladimir Luxuria.

Maria, quali sensazioni hai in vista dell’evento?

Maria: Sono molto contenta di essere stata chiamata da Carlo Cremona, ho avuto l’opportunità di conoscere tutto ciò che gira intorno alla manifestazione. Che ha molto a che fare con l’integrazione e l’associazionismo, elementi che ho sempre avuto molto a cuore. Ho apprezzato anche il fatto che non si tratti di una rassegna di cinema gay, nel senso letterale, ma al contrario di un evento che mira a richiamare quella che è la discriminazione sessuale e sulle difficoltà che ancora oggi vengono incontrate in diversi campi da chi compie una scelta sessuale di tipo diverso. Diverso da cosa, poi, non saprei. É quindi un modo per sostenere tutto ciò che riguarda la libertà di pensiero, d’espressione, di vivere la propria sessualità dunque la propria vita, perchè la sessualità fa parte del modo di essere. Durante il Galà – che sarà comunque un momento di divertissement – ci sarà anche modo di raccontare alcune storie dal punto di vista di chi ha dovuto lottare per poter esprimere non solo la sessualità ma anche l’amore gay. Che in fondo è la voglia di stare insieme, al pari di qualsiasi altro, senza dover perdere il lavoro.

Qualche tempo fa, durante I Cesaroni, un bacio gay tra due personaggi scandalizzò molti spettatori. Secondo te, perchè?

Maria: Certamente scandaloso il fatto che ancora oggi non si possa parlare apertamente delle relazioni gay. Anche vero però, se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, che fino a poco tempo fa questa non sarebbe potuta succedere, sarebbe stata certamente censurata. Quindi qualche passo in avanti lo abbiamo fatto. La discriminazione però è qualcosa di inspiegabile, così come quella razziale. C’è persino tra paesi confinanti o squadre di calcio. Per il mio modo d’essere è incomprensibile: coi miei figli, per esempio, ne parlo con molta serenità. E credo che l’Omovies possa essere una bella occasione per fare qualche altro passo avanti.

Secondo te non si dovrebbe iniziare a parlarne anche nelle scuole?

Maria: Francamente non saprei. Perchè un conto è se la questione viene fuori in maniera naturale, un altro invece è se vi viene posta appositamente l’attenzione. Come per il femminicidio – che è sostanzialmente un omicidio – a mio parere bisognerebbe parlarne in maniera non troppo specifica, per evitare che nella mente del bambino inizi a penetrare l’idea di diverso, avendo dunque un effetto contrario.

Napoli è esempio d’integrazione, lo dice la storia. Non è dunque un caso se sia stata scelta per far da sede a un evento simile…

Maria: Da questo punto di vista Napoli è una città particolare. Ad esempio, ha sempre trattato alcune figure come il transgender o il femminello, con una sorta di rispetto, considerandolo quasi come una figura perfetta, un po’ uomo un po’ donna. Se ne trovavano molti nei quartieri popolari e venivano considerati in maniera normalissima. In linea generale credo quindi che Napoli sia una città avanzata, da questo punto di vista. Ci sono anche dei negozi in cui l’accoglienza verso cittadini che dichiarano queste loro preferenze viene particolarmente tutelata, rispetto ad altre parti. In definitiva, non credo la scelta di Napoli sia stata casuale, è una città ben predisposta.

Ci sono film o spettacoli che trattano tematiche LGBT che ti hanno colpito?

Maria: Recentemente, al Bellini di Napoli, ho visto Favola di Filippo Timi, che mi ha entusiasmato per intelligenza e ironia. In questo spettacolo Timi è vestito da donna dall’inizio alla fine, eppure non si capisce se stia interpretando una donna, un uomo vestito da donna, o non fosse ne’ uomo ne’ donna. Io sono vestito così ma non vuol dire che sia necessariamente così. Un messaggio che mi è piaciuto molto.

Riuscirà l’integrazione ad andar fuori dal mondo dell’arte – da sempre più aperto e progressista – e abbracciare un po’ tutti i campi sociali?

Maria: Voglio senz’altro sperarlo. D’altronde il fatto di parlarne, di eliminare le discriminazioni – in senso assoluto – ci possa fare qualche passo avanti. Perchè l’importante è andare sempre avanti, anche a piccoli passi. Sono i passi indietro che ci fregano. Voglio pensare che l’essere umano non sia così stupido.

[Ph. Credits: ellegispettacoli.it]

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