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Che in Italia ci fosse un calo delle nascite si sapeva. Che i fattori scatenanti fossero vari, anche. Ma stamattina Camillo Langone, giornalista de Il Foglio diretto da Giuliano Ferrara e Claudio Cerasa, ha addotto una spiegazione alquanto bizzarra per spiegare questo fenomeno.

La causa sarebbe da ricercare nella scelta delle giovani donne di frequentare l’università e laurearsi, piuttosto che rimanere a casa ad accudire un’eventuale prole.

Citando le parole di Steven Mintz, professore all’Università del Texas, Langone arriva ad affermare che la laurea è “una causa del declino demografico”: molti giovani occidentali scelgono di investire sulla propria formazione universitaria con la speranza, in futuro, di ottenere un lavoro adatto alle proprie esigenze. Questo ovviamente ha spostato l’età media in cui sposarsi e fare figli.

Un dato che, secondo Langone, è riscontrabile in tutto l’Occidente, oltre che in Italia. Allarmato da ciò, ha fatto un appelloai padri con figlie in età da università”: pensarci bene prima di farle continuare con il percorso scolastico, perché iscrivendole all’università “commetterebbero un gesto antisociale”.

Langone fa quindi una riflessione in più rispetto a Mintz, ossia che la fertilità maschile dura più di quella femminile. Dunque gli uomini possono studiare, far carriera e poi procreare con tutta calma perché il loro orologio biologico non scorre veloce e inesorabile come quello delle donne.

Ecco qui l’articolo completo:

Ai padri con figlie in età da università. Anche lo storico americano Steven Mintz, professore dell’Università del Texas e autore di “The prime of life. A history of modern adulthood”, vede nella laurea una causa del declino demografico: “Il rallentamento dell’economia e la crescita dell’importanza attribuita a una buona formazione universitaria fa sì che sempre più giovani ritardino il matrimonio o scelgano di non sposarsi”. Non solo in Italia, dunque, ma nell’intero Occidente l’istruzione universitaria di massa, che sposta troppo in avanti la scelta di riprodursi, si configura come un pericolo per la sopravvivenza della società. Oltre che per la trasmissione dell’onomastica famigliare e del dna genitoriale. I padri ci pensino bene prima di mandare all’università le figlie (Mintz parla dei figli in generale ma siccome la fertilità maschile si conserva più a lungo il problema è innanzitutto femminile): commetterebbero un gesto antisociale.

Siamo davvero sicuri che il motivo del calo demografico in Italia sia dovuto al fatto che molte donne intraprendono un percorso universitario? Secondo i numerosi commenti presenti sui social, il problema sarebbe piuttosto un mercato del lavoro alla deriva, che non premia i giovani, siano essi laureati oppure no.

Noi giovani, donne ma anche uomini, abbiamo davvero voglia di crearci una famiglia e di contribuire così all’aumento demografico dell’Italia. Ma vogliamo prima assicurarci di poter dare ai nostri figli una vita dignitosa. È anche per questo che studiamo.

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