CONDIVIDI

Chi avrebbe immaginato un passato in giro per il mondo con i motori rombanti di Quattroruote? Clelia D’Onofrio, una lunga carriera nel giornalismo, ha ereditato la passione per la cucina dalla sua famiglia ed educato il palato nei tanti viaggi alla scoperta di luoghi inesplorati, dalla California all’Islanda.
Accanto a Ernst Knam e Benedetta Parodi, Clelia D’Onofrio affianca e giudica i concorrenti del talent cooking show che spopola su Real Time (Canale 31 del digitale terrestre) – Bake Off Italia, Dolci in forno – snocciolando ora tenerezza ora piglio nel promuovere o bocciare gli aspiranti pasticceri in gara.
A chi le ha chiesto “Ma i dolci lei li sa fare?“, con ironia ha risposto: “Tutti no, ma li so mangiare“. L’abbiamo raggiunta telefonicamente per conoscere qualcosa in più di lei.

Lei è giornalista, ha iniziato con le auto, ma da un po’ di tempo si occupa di cucina. Cos’ha determinato la sua svolta professionale?

Clelia: “Come giornalista professionista ho lavorato a Quattroruote una vita e, come editorialista e responsabile di inchieste e interviste, viaggiavo molto. Tutti i viaggi fatti nei decenni hanno aumentato l’educazione del mio palato. In casa mia si è sempre mangiato bene: un papà gourmet ed una mamma brava per dono di natura mi hanno abituata alla buona cucina. Viaggiare ha allargato poi le mie conoscenze. Lavorando una vita nella stessa casa editrice, ho collaborato con le altre testate e sono diventata Direttore di Meridiani – I viaggi del gusto. Sono entrata nel reparto editoriale che curava Il Cucchiaio D’Argento, firmando le ultime due edizioni del ’97 e del 2011. Un passaggio graduale alla gastronomia, un settore nel cuore dell’editore che esigeva prodotti di alto livello”.

Continua la D’Onofrio:

“Quando mi sono riappropriata del mio tempo libero – ho i capelli bianchi (ride) – il mio curriculum si prestava bene alla figura di giudice che la produzione di Real Time cercava”.

Le manca qualcosa del mondo dell’automobile?

Clelia: “Sì. Con la macchina si può andare ovunque. In quei viaggi nella bassa California, in Islanda, ecc, ho potuto raggiungere dei punti dove il turista comune non va. Nella mia mente si sono talmente allargati i panorami che adesso quella vastità mi manca”.

Qual è il posto che le è rimasto più nel cuore?

Clelia: “Negli occhi senza dubbio la bassa California, perché quando sono arrivata nella foresta dei cactus giganti, di notte, con i fari che illuminavano appena questi territori sabbiosi e l’ombra di questi cactus si allungava incredibilmente, la suggestione teatrale è stata indimenticabile. Nel cuore mi è rimasta l’Islanda, perché è un Paese così particolare dal punto di vista climatico, dove ho sperimentato dei percorsi lungo la costa che sono stati suggestivi, ricchi di particolari violenti e al contempo poetici”.

Pensando alle tradizioni gastronomiche internazionali – dolciarie nello specifico – dove ha gustato i dolci più buoni, esclusa l’Italia?

Clelia: “La Sacher, che ancora oggi si mangia all’hotel Sacher, per me è insuperabile. Il cheese-cake, purtroppo un po’ bistrattato, quando è fatto bene si rivela un dolce superlativo. Non bisogna mangiarlo fuori dal frigo perché diventa un pezzo indigesto, ma quando è fatto con prodotti di qualità è un dolce che amo moltissimo”.

clelia d'onofrio

Il dolce a cui non rinuncerebbe mai e quello, invece, che non servirebbe mai a tavola?

Clelia: “Anche se non è un dolce di tutti i giorni, io amo moltissimo la cassata siciliana. Mi piace tanto e quando mi capita preferisco mangiare quel giorno solo la cassata, perché è così ricca di sapori – la ricotta, i canditi, la fascia intorno di pistacchi – che è davvero ottima. Mentre non mi piace la torta Mimosa, che ha fatto il suo tempo”.

Un pregio e un difetto dei suoi colleghi di scena, Ernst Knam e Benedetta Parodi

Clelia: “Di Benedetta un pregio è la semplicità e la cordialità. Una persona estremamente alla mano. Un difetto? essendo lei già alta e longilinea, forse abbasserei un pochino il tacco 12 (ridiamo). Di Ernst, invece, posso dire che è una macchina da guerra, ha questo tono di voce imperativo. Quando parla dei suoi bambini, ne ha tre, si intenerisce subito, cambia espressione. Indubbiamente la sua professionalità è un pregio: conosce alla perfezione il suo mestiere. Sincero nelle sue realizzazioni. Non a caso è diventato il Re del cioccolato, perché questa materia la conosce, dalla fava al dolce che porta a tavola. Come difetto, forse certe volte ha un gusto della battuta eccessivo. Però nei miei confronti è gentilissimo e rispettosissimo. Quando parla di me è sempre molto attento nel definirmi e di questo gliene sono molto grata”.

A telecamere spente, li assaggia i dolci preparati?

Clelia: “Se ce n’è uno che mi ha particolarmente colpito nella perfezione dei sapori, sì, ne voglio assaggiare un altro boccone per capire meglio dove l’esecutore ce l’ha messa tutta. La selezione è severissima. I dolci hanno tutti un buon livello. Quando ce n’è uno particolare, chiedo di riassaggiarlo per confermare la prima impressione”.

Cosa rende a suo avviso un pasticcere inimitabile in cucina?

Clelia: “Se non ha il dono della precisione, deve acquisirlo. La pasticceria è l’architettura della gastronomia. Le indicazioni della ricetta vanno seguite scrupolosamente”.

clelia d'onofrio

Lei collabora con Mangiarebene.com: si può mangiare bene non rinunciando ai dolci a tavola?

Clelia: “Direi di sì, ci si può concedere un dolce a fine pasto purché questo sia scelto con cognizione di causa. Se il primo e il secondo con contorno sono corposi, il dolce deve essere un dolce a cucchiaio, tipo una bavarese di lamponi o al caffè. In questo modo il dolce non impegna ulteriormente la digestione. La sera, invece, un dolce che consiglio per tutti è il babà al rhum, perché piacevole, bagnato. Un dolce da sera, vestito bene”.

C’è qualcosa che rimprovera alla pasticceria odierna? Forse si sta inseguendo troppo il modello americano a discapito della genuinità dei nostri sapori?

Clelia: “Non rimprovero nulla, ma faccio delle osservazioni. Il cake design, per esempio, ne ammiro la manualità artistica, ma nella scelta dei colori e delle forme mi sembra tutto finto. La difficoltà nel mangiarlo, poi, non è da poco. Sono dolci che vanno smontati per essere mangiati. Magari, si prova un sapore alla volta. Sono dolci decorativi, ma è una moda molto americana. Non rientra nel mio gusto, ma rispetto il lavoro che c’è dietro”.

In Bake Off Italia ha mai assistito a delle scene di sconforto dietro le quinte?

Clelia: La tensione e l’emozione giocano bruttissimi scherzi, anche alle persone apparentemente più disinvolte. Pianti disperati, di rabbia e dispiacere. L’emozione è letale, come accaduto con il primo eliminato di quest’anno: sollevato lo stampo si è disintegrata la torta. Un imprevisto che nessuno si aspettava, anche perché quella torta la sapeva fare”.

L’aneddoto più simpatico che ricorda?

Clelia: “Una ragazza mi ha chiesto Lei tutti questi dolci li sa fare?. Io ho detto: Tutti no, però so come si mangiano“.

I dolci, alla fine, è meglio farli o mangiarli?

Clelia: “Farli è un’esperienza, perché nel realizzare una crema, una decorazione, si vive un momento di creatività. Alcuni dolci solo a vederli capisci che sono buoni. L’assaggio lo conferma. In altri casi, alcuni dolci possono ricevere un giudizio sbagliato perché magari in quel momento il palato non è predisposto. Ecco perché se faccio un dolce e alla prima volta non mi convince, faccio passare un po’ di giorni e lo rifaccio una seconda volta”.

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here