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Così lontano, eppure così vicino, ci sembra oggi il 1992. Un limbo temporale dantesco, il requiem allucinato di un’epoca e al tempo stesso ideale checkpoint per il nuovo millennio, per un domani che prometteva le solite, eterne, sfide con noi stessi. L’omonima serie di Sky Atlantic arriva al momento opportuno, dopo un ventennio in cui i 90’s faticavano a farsi raccontare, forse perché ancora – in qualche modo – all’interno delle nostre vite. Anche noi di BlogLive vogliamo raccontarvi il nostro 1992, con tutto ciò che quell’anno cruciale ha portato con sé in tutti i campi che noi oggi, a quasi un quarto di secolo di distanza (fa impressione solo a dirlo) percorriamo: cultura, politica, cronaca, moda, lifestyle, sport, motori, innovazione. Doverosa premessa: nel nostro 1992 ci sono i fatti, certo, ma ci siamo soprattutto noi. E i nostri ricordi a dar libero sfogo alle parole.

La fine di un’epoca

Il 1992 da molti è considerato come la linea ideale di demarcazione tra la “vecchia” Prima Repubblica e l’attuale sistema politico. Lo scandalo di Tangentopoli porta inesorabilmente alla crisi delle alleanze partitiche che avevano contraddistinto l’ultimo decennio; malcontento e rabbia sommergono i Partiti al Governo, la Democrazia Cristiana registra il minimo storico nelle elezioni di aprile e si spegne inesorabilmente la stella di Craxi. Mentre il populismo leghista inizia a spaventare i cronisti politici e Berlusconi prepara la sua discesa in campo, crolla la fiducia nelle istituzioni lasciando posto ad un sentimento di antipolitica tanto forte quanto incontrollato. Si avverte la necessità di un sistema bipolare, il PCI scioltosi nel PDS lascia perplesso l’elettorato di sinistra, mentre a destra sembra regnare il vuoto. Serviranno ancora due anni prima di vedere il famoso scontro tra la “Gioiosa macchina da guerra” di Occhetto e Forza Italia, ma ormai di fatto la sensazione è quella che un’epoca è inesorabilmente conclusa.

[Roberto Accurso, Blog di Attualità]

“Sapete di cosa parla Like a Virgin?”

C’è un fenomeno che nasce in quel 1992, che ancora oggi mantiene intatta la sua forza distruttiva e al tempo stesso creativa: si chiama Quentin Tarantino e il prologo de Le Iene incentrato su Like a Virgin e sulle mance, non si dimentica. L’Oscar se lo portano a casa Anthony Hopkins e Il silenzio degli innocenti, la statuetta ce la coccoliamo anche noi col Mediterraneo di Salvatores. Al cinema è anche l’anno di Aladdin, Basic Instinct e Guardia del corpo. Sanremo lo vince Luca Barbarossa con una canzone di struggente bellezza, Portami a ballare, ma il ’92 è soprattutto l’annata in cui esplode la dance, quella in cui Jovanotti si sente un ragazzo fortunato, i Radiohead un po’ creep e noi sempre più servi della gleba. Crescono gli 883, c’è – eccome se c’è – Kurt Cobain e Axl Rose è ancora in sè. Nelle nostre case la tv è sempre più accesa: la Cuccarini e Columbro sono i nostri zii, la femminucce in fissa con Ambra, Miriana & co., mentre i maschietti dicono addio a Colpo Grosso (oltre che a Giochi senza frontiere) ma si consolano con Holly e Benji, su Canale 5. Tutti insieme però aspettiamo, come fosse Natale, il film delle 20:30, magari su Italia Uno, la rete dei giovani, quella dove passano Otto sotto un tetto, Baywatch o Genitori in blue jeans. Ma andatelo a spiegare ai ragazzini di oggi che i Telegatti erano l’appuntamento dell’anno.

[Cristian Sciacca, Blog di Cultura]

L’anno delle favole

La prima è una favola mancata, quella della Sampdoria di Boskov, Mancini e Vialli. Arrivano in finale contro il Barcellona, che mai prima di quel giorno aveva alzato una Coppa dei Campioni. Attaccano, sbagliano, Vialli spreca due match point solo davanti al portiere. Poi, al 120′, arriva la pugnalata al cuore. È una punizione (inventata) di Koeman, Pagliuca può solo guardare. Il secondo sogno nasce da un incubo. Quello della ex Jugoslavia, dilaniata da una guerra. L’Uefa decide che no, non può partecipare agli Europei di Svezia. Viene ripescata in fretta e furia la Danimarca di Richard Møller Nielsen. Arrivano fino alla finale e, incredibilmente, la vincono, battendo la Germania. Il gol del 2 a 0 è di Vilfort, il centrocampista che non dorme la notte per accorrere al capezzale della figlia malata di leucemia. I danesi alzano la Coppa e l’episodio viene ripreso da Enrico Brizzi in “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” come metafora dell’impossibile che diventa possibile. Corre l’anno 1992, un anno di stragi, corruzioni, disastri. Ma, almeno nel calcio, è l’anno delle favole.

[Cristiano Carriero, Blog di Sport]

“Caro diario, Brandon mi ama?”

I pensieri affidati al diario segreto, la chiave custodita gelosamente nel primo cassetto della scrivania e i sogni che prendevano forma sulle note di “I will always love you”. Il 1992 in rosa era leggero, spenseriato, senza tante pretese. Perché per viaggiare con la fantasia bastava accendere la Tv, sintonizzarsi su Beverly Hills 90210 e in pochi secondi ci si immaginava a fianco di Brandon o Dylan, per il mitico panino al Peach Pit. “Preferisci il gemello di casa Walsh o il bel tenebroso?” Non c’era scampo, o l’uno o l’altro. E le amiche (del cuore, si intende) erano pronte a scambiarsi i loro poster, tra una chiacchiera su quello della Terza C che proprio non ti filava, e una domanda sul mondo dell’intimità a cui trovare risposte era piuttosto complicato. La sorella più grande diceva “c’è tempo”, la zia complice “poi te ne parlo ai 18 anni” e allora meglio scrivere una bella lettera a Cioè. Magari risponderanno…

[Serena Bonamassa, Blog di Lifestyle]

La moda fa 90

Nello specifico fa ’92 e porta il nome di Claudia Schiffer, Naomi Campbell e Linda Evangelista. Le modelle più richieste e pagate di sempre lanciano il mito della top model che diventa, ora, una vera e propria star. In altri termini la passerella si appresta a diventare quotidiana.
Uno sguardo agli armadi di ieri e ci verrebbe da tenerli chiusi per sempre. I Levi’s 501. Le paillettes. I tessuti troppo diversi tra loro. Le scarpe che rasentano il suolo e quelle decisamente troppo alte. Le Cult dalla punta di ferro e le Dr. Martens. Le felpe coi cappucci e il ventre nudo. Era il 1992 l’anno delle finte bionde e quello in cui l’immagine era spinta ai limiti dell’eccesso. Ma il ’92 insegna e quell’eccesso, oggi, prende il sopravvento con consapevolezza e ritorna il protagonista della scena.

[Francesca Viviana Pagano, Blog di Moda]

Merry Christmas

Segnatevi questa data, voi che avete passato ore a combattere le spunte blu: il 3 Dicembre 1992 l’ingegnere britannico Neil Papworth invia il primo sms della storia, da un computer ad un cellulare GSM. Il testo? Un laconico “MERRY CHRISTMAS“. Per il resto, la tecnologia nel 1992 non è affatto benefica. La diffusione dei telefoni cellulari riempie le strade di uomini con strane protuberanze in similpelle alla cintura dei pantaloni. Sembra quasi che facciano gara a chi ce l’ha più grosso. Il cellulare, ovviamente.

[Nicola Fragnelli, Blog di Innovazione]

Il ruggito del Leone

Baffo moderno, capelli anni ’70 e quel talento che pochi possedevano. Nigel Mansell era il prototipo del pilota vintage che ha fatto appassionare i tanti innamorati delle corse allo straordinario mondo della Formula 1. Erano altri tempi, altre monoposto, altri duelli, anche se il britannico ricorderà per sempre il 1992. Un anno straordinario per lui e per la sua scuderia, la potentissima Williams-Renault, vincente sotto tutti i punti di vista grazie a potenti motori e “direttori d’orchestra” con la D maiuscola. Mansell, 23 anni fa, ha inanellato il suo primo e unico titolo Mondiale, con gare interpretate come solo lui sapeva fare, malgrado le 39 primavere. Io, che di anni ne avevo 5, iniziavo a capire il talento di quel pilota, di età adulta rispetto al resto del “circus”, anche se l’unico campionato vinto non deve fare pensare a un “timoniere” incapace di inanellare un successo dopo l’altro. Mansell, ancora oggi, occupa un posto importante nella classifica delle leggende britanniche, per un numero di vittorie impressionate di vittorie nei vari Gran Premi. Sono ben 31, precisamente, gli urrà del pilota nato a Upton-upon-Severn nel 1953, che ancora oggi riecheggiano nella storia dei motori. Oggi, in una Formula 1 sempre più caratterizzata da polemiche, regole assurde e innovazione, trovare un pilota stile Mansell è praticamente impossibile. Ma lui, dal 1992 in poi, con quella zampata da vero campione, contro i più quotati Senna, Patrese e Alboreto, ha deciso che il “Leone”, questo era il suo soprannome, avrebbe ruggito per sempre.

[Matteo Brancati, Blog di Motori]

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