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Love is a losing game” cantava la giovanissima Amy Winehouse nel lontano 2007 quando inconsapevole dello straordinario successo conquistato nel giro di pochi anni iniziava a mostrare al mondo quel male di vivere che mai più l’avrebbe abbandonata, sino a quel maledetto giorno in cui un’inspiegabile morte ce l’ha portata via.

Nata il 14 settembre del 1983 in Inghilterra in una famiglia ebraica. Già all’età di 10 il suo approccio alla musica sembra promettere un futuro se non felice ( come ben presto si rivelerà) quanto meno fortunato dal punto di vista lavorativo.

Cresce ascoltando diversi generi di musica (dalle Salt-n-Pepa a Sarah Vaughan) ricevendo la sua prima chitarra a tredici anni. Nel 1999 la promessa star entra a far parte della National Youth Jazz Orchestra nella quale canta per la prima volta come cantante professionista. Ma fu a partire dal 2002 che per Amy si aprirono le porte del “paradiso musicale” quando firmò con l’etichetta discografica Island/Universal.

Il suo album di debutto, Frank, viene pubblicato il 20 ottobre del 2003 ricevendo sin da subito tantissime critiche positive. La sua voce venne infatti paragonata a quella di Sarah Vaughan e Macy Gray. Continua con il disco Back to Black che ancora oggi rappresenta l’apice del successo e della sua voglia di cantare quella sofferenza che troppo spesso non riusciva a celare neanche davanti ad un pubblico devoto a lei.

Non l’abbandonava mai quella sensazione, quella che immancabilmente sentiva alla fine di ogni spettacolo. Eppure niente è valso a liberarsene. Anche la madre Janis Winehouse aveva da subito capito che Amy era una stella destinata ad una fine precoce: “Non dico che avevo previsto [la sua morte], ma non ne sono rimasta sorpresa. Non riuscivo a vedere una Amy più vecchia. Era una ragazzina che è esplosa come un mortaretto e poi ha detto ‘Ok , ho finito. Me ne vado’. Amy non era destinata ai 30”.

Aveva da poco raggiunto i 27, forse troppi per una vita come la sua vissuta nell’inspiegabile infelicità a cui era stata condannata sin dalla nascita. Così, una sera di luglio, tra un bicchiere e l’altro si spense uno dei talenti più ricercati del soul bianco. Era il 23 luglio del 2011 quando, dopo aver ingerito una quantità considerevole di alcol, il suo corpo venne ritrovato privo di vita in seguito al coma etilico che l’aveva lentamente uccisa.

Ma Amy non era depressa, come dice Reg Traviss, l’ultimo fidanzato della cantante che ha sempre sostenuto questa versione immaginando una morte accidentale per la viziosa compagna. Con lui tutto sarebbe tornato a posto, con lui Amy sarebbe riuscita a cancellare un passato oscuro che l’ha vista strisciare nella melma mentre sposa del musicista Blak Fielder Civil dipendeva dalle droghe.

Ma oramai era troppo tardi. Il suo destino era segnato e con lei anche quello della sua brevissima carriera. Stroncata all’età di 27 anni, oggi la Winehouse vive nella mente dei suoi milioni di fan, lasciando con le sue canzoni il ricordo di uno sguardo sporco di lacrime mal celate dal troppo rimmel e di una voce graffiante come il segno indelebile che lasciato per sempre nei cuori di tutti.

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